Il Ponte

L’ arrivo dei francescani. Svanisce il progetto salesiano

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All’inizio del 1948 i Figli di don Bosco pensano di essere alle battute finali dell’ambizioso “sogno”, accarezzato fin dal 1945 da don Giovanni Bertinieri, della realizzazione al Comasco di una seconda opera salesiana riminese con «parrocchia e collegio per ragazzi dotato di scuola elementare e scuola media inferiore e superiore». Per concretizzare questo progetto manca solo l‘autorizzazione scritta dell’Ispettoria salesiana adriatica, un consenso che don Gualtiero Bondi, parroco di Santa Maria Ausiliatrice, attende da un momento all’altro. Ma purtroppo non sempre le cose vanno come si vorrebbe.

Mentre la comunità di Piazza Tripoli vive con impazienza questi ultimi attimi di attesa, sul finire di aprile due frati Minori conventuali, provenienti da Bologna e Faenza, padre Severino Ragazzini e padre Quintino Negossi, si fermano a pranzo dai salesiani. La loro presenza a Rimini ha uno scopo ben preciso: devono trovare un’area di litorale dove installare il proprio insediamento, con “santuario” e attività parrocchiali. La missione dei conventuali, sollecitata del vescovo Luigi Santa, arriva ai salesiani – completamente all’oscuro della “mossa” diocesana –, come una doccia fredda e nella conversazione è fonte di grande imbarazzo e … nervosismo. Seduti a tavola con i francescani, si trovano i salesiani don Gualtiero Bondi, don Celso Masper, don Adelmo Zanarini e don Pietro Piffari.
Dopo il desco i due ospiti chiedono a don Bondi la cortesia di accompagnarli in auto nella zona di Bellariva per un sopralluogo. Al danno di aggiunge anche la beffa. Il parroco tenta l’ultima carta: li conduce oltre il Comasco, «al di là dei confini della parrocchia», leggiamo sulla “Cronaca della Casa” il 26 aprile 1948. L’espediente, però, non funziona. I frati hanno già in mente il terreno da acquistare e, purtroppo, è lo stesso adocchiato dai salesiani. E in un baleno svanisce il progetto dei Figli di don Bosco.

I conventuali, che hanno le idee molto chiare, procedono senza esitazione all’acquisto del lotto e nel giugno del 1949 danno inizio ai lavori di costruzione di una chiesa provvisoria. Il primo novembre, con l’inaugurazione di questa modesta struttura, festeggiano il debutto della loro parrocchia intitolata al Cuore Immacolato di Maria. Dal “Giornale dell’Emilia” i particolari della cerimonia: «Rimini 1 novembre. Questa mattina con l’intervento delle autorità civili ed ecclesiastiche alla presenza anche del provveditore alle OO. PP. di Bologna e del soprintendente ai monumenti di Ravenna prof. Capezzuoli è stata inaugurata la chiesa provvisoria della nuova parrocchia di Bellariva consacrata al Cuore Immacolato di Maria di cui è parroco padre Severino Ragazzini dei francescani conventuali. Dopo alcune messe dalle 8 in poi e dopo la messa dei bambini alle 11 padre Benedetto Giunchi, provinciale dei conventuali di Bologna, ha celebrato la messa solenne con coro di voci bianche. Nel pomeriggio mons. Santa vescovo di Rimini ha inaugurato l’asilo, il doposcuola e la scuola di lavoro femminile che saranno gestiti dal C.I.F. e alloggiati provvisoriamente in locali situati vicino alla zona dove sorgerà il progettato santuario con annesse associazioni di A. C. e organizzazioni di assistenza».

Ad officiare la seconda messa nella nuova chiesina, non menzionato dalla stampa, è don Gualtiero Bondi. Alla festa non poteva mancare la presenza salesiana. I francescani, del resto, sono al corrente del magnifico lavoro di apostolato svolto per anni dai Figli di don Bosco e il titolo stesso, impresso dal vescovo alla nuova parrocchia, è il giusto riconoscimento dell’opera conseguita da don Giovanni Bertinieri. Anche all’inaugurazione dell’asilo, mescolato tra le autorità, troviamo il parroco di Santa Maria Ausiliatrice. Il giorno precedente la grande cerimonia inaugurale, don Bondi aveva salutato, nella chiesina della “Piccola Opera”, la popolazione del Comasco ringraziandola «per il concorso veramente edificante fornito a tutte le funzioni presso la cappella delle suore». Aveva poi annunciato, non senza amarezza, «che col primo novembre la messa delle 10 veniva sospesa, perché con l’inaugurazione della nuova cappella parrocchiale affidata ai conventuali, l’ora delle messe sarebbe stata stabilita dal nuovo parroco». (4 – Continua)
Manlio Masini

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