Il Ponte

Joker: quando il cinema sposa lo sguardo del cattivo

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Ridi pagliaccio? Dedicato all’arcinemico di Batman, il nuovo film di Todd Phillips, già responsabile della trilogia di Una notte da leoni, si è guadagnato a sorpresa il Leone d’Oro all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Che ci fa un film su un malvagio da fumetto sul podio della kermesse veneziana?

La risposta sta nel progetto, quanto di meno “supereroistico” si possa vedere oggi su grande schermo. Totale film d’essai quindi e non giocattolone con effetti speciali da puro divertimento in stile DC Comics (vedi il recente successo di Aquaman).

Qui seguiamo la genesi del carismatico villain, interpretato da un Joaquin Phonex superlativo, un tempo il tormentato Arthur Fleck, afflitto da crisi di riso irrefrenabili e sempre più solo in una società che non lo ascolta e lo emargina sempre più.

La scena ovviamente è quella di Gotham City, anni ’80: la città è invasa da ratti e immondizia e il clima è surriscaldato da proteste sociali sempre più tumultuose.

Di Batman non c’è ombra (arriverà anni dopo, come si evince dal film), Arthur sbarca il lunario travestendosi da clown per pubblicità e feste, ma aspira a diventare un comico, magari apparendo allo show televisivo più popolare condotto da Murray Franklin (Robert De Niro, finalmente ritornato a ruoli dignitosi). A divertirsi alle spalle di Arthur sembrano più ragazzetti teppisti e ricchi giovinastri ubriachi, provocando l’irrimediabile deflagrazione nell’animo del futuro Joker.

Destinato ad un pubblico adulto, Joker riflette sulla follia creata dal rifiuto di chi non accetta i “diversi”, delusi senza avere nemmeno un briciolo di opportunità. La Gotham di ieri sembra tanto il mondo di oggi, e il film di Phillips ci ricorda che il volto colorato di un pagliaccio può nascondere, dietro all’ilarità di superficie, tanto dolore, inquietudine ed alienazione.

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