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Infinity War, i supereroi accettano il rischio

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Ci sono tutti, o quasi: giusto un paio osservano un turno di riposo (Occhio di Falco e Ant-Man), qualcuno ha problemi con il proprio lato “super” (vedi Bruce Banner) e qualcuno ritorna (il “riparato” Warmachine). Sulla carta il nuovo film sugli Avengers, questa volta affidato ai fratelli Russo (già in regia per due episodi dedicati a Captain America), poteva risultare eccessivamente affollato e con pericolo di sovrapposizioni egocentriche tra i numerosi personaggi, invece siamo davanti ad un mirabile esempio di equilibri narrativi, con narrazione alternata divisa in egual misura tra il nostro Pianeta e il Cosmo, New York e Wakanda (il regno di Black Panther), cielo e terra e con un incrocio bizzarro ma efficace tra i possenti Vendicatori (così erano stati battezzati in Italia negli albi di Editoriale Corno) e i siderali Guardiani della Galassia, tutti uniti per fronteggiare il temibile Thanos (lo interpreta Josh Brolin, per il resto del cast, tutti confermati), impegnato ad impossessarsi di tutte le gemme dell’infinito e ottenere il potere assoluto. Ragnatela e arti mistiche, ferro e magia, abilità corporee e tecnologia: tutte le potenzialità dei supereroi protagonisti del nuovo blockbuster targato Marvel Studios (che compie 10 anni) sono messe a dura prova in questa battaglia per la salvezza dell’universo. 150 minuti di spettacolo puro mantenuto tra pathos drammatico di forte attrattiva, soprattutto nella seconda parte e sprazzi ironici che da sempre caratterizzano gli ego individuali delle creature di Stan Lee, pronto al suo bravo cameo (qui guida un autobus). Se uscite dal cinema con un groppo in gola sappiate che è già in lavorazione il seguito e che il simbolo che appare nell’ultima inquadratura del film prevede l’arrivo di un nuovo, potentissimo eroe…

Il Cinecittà di Paolo Pagliarani

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