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Il Santuario di Carbognano, fra natura e Dio

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Lungo l’argine destro del fiume Conca sorge, sul fianco destro della collina di Gemmano, una piccola chiesetta bianca: il Santuario della Madonna di Carbognano. Riscoperto negli ultimi anni, è diventato meta di un continuo pellegrinaggio, dai paesi vicini, da buona parte della Romagna, e oltre.
Questa piccola chiesa, un po’ isolata dal resto del paese di Gemmano, è sorta dove un tempo esisteva un santuario pagano.
La famiglia romana Carbonia fece costruire un altare proprio nel luogo dove ora sorge il Santuario dedicato alla Madonna di Carbognano: l’altare era dedicato al dio Pan. Questa divinità aveva un aspetto mostruoso e animalesco, per metà uomo e per metà animale. Il corpo era coperto di pelo ruvido, aveva zanne ingiallite, barba, coda, due corna e le zampe di capra che terminavano con degli zoccoli. Il dio Pan era, nonostante questo, un dio allegro che danzava e suonava il “flauto di Pan” portando spensieratezza tra la gente. Il santuario doveva essere molto piccolo: un’unica sala con dei bracieri al centro e immagini delle divinità alle pareti.
A Rimini, presso il Museo della Città, possiamo ammirare i frammenti di una lapide con scritte in latino, trovati a Carbognano tra il 1700 e il 1800, scoperta avvenuta più precisamente scavando il terreno della piazzetta antistante il santuario. Con questi ritrovamenti si è venuto a sapere che in quel tempio si svolgevano cerimonie religiose per invocare l’aiuto e la protezione del corrispondente romano di Pan, Luperco, che proteggeva, o almeno si credeva, le greggi dall’assalto dei lupi, che allora erano numerosi nei boschi delle nostre colline.
Sempre di quell’epoca sono dei ritrovamenti di frammenti di lapidi con scritte e dediche a personaggi illustri del tempo, patroni o benefattori. Più avanti fu ritrovato, sotto l’altare dell’oratorio, un blocco di pietra (oggi visibile all’esterno del Santuario) alto circa un metro che serviva alla prima Chiesa Cristiana come altare per celebrare il sacrificio della Messa. Attorno all’anno 1260 un gruppo di frati francescani Conventuali, si recò a Carbognano e costruì, sui resti di quello che era il tempio romano, un piccolo convento con annesso un oratorio di modeste dimensioni: si trattava di una minuscola cappella, molto più piccola del santuario attuale. All’inizio la piccola chiesa fu dedicata a San Francesco, poi consacrata alla Madonna intorno al 1500 circa. Annesso al convento vi era un luogo ove venivano ospitati i pellegrini che arrivavano al santuario mariano per pregare. La popolarità della chiesetta e della sua Madonna era in continuo aumento. Si ebbero guarigioni prodigiose, persone che ebbero salva la vita in incidenti terribili e altri miracoli. Tutto questo portò un’affluenza di fedeli che lasciavano offerte a beneficio del santuario che venne così ampliato. Nel piazzale e sotto il pavimento venivano sepolti i frati defunti e i pellegrini che morivano mentre erano ospiti nel convento. Risale a prima del 1800 la decisione dei carbognanesi di nominare San Vincenzo quale loro protettore. Lo pregano per proteggere i loro raccolti dalla grandine e dai fulmini. San Vincenzo era un domenicano predicatore che visse tra la gente umile e aiutò gli oppressi.
Nel maggio del 1982 alcuni cittadini tavernesi organizzarono una celebrazione della festa dedicata a San Vincenzo con intrattenimenti e stands gastronomici il cui ricavato andò e va tuttora interamente a beneficio del Santuario. Era una festa sacra, quindi durante il giorno venivano celebrate diverse funzioni religiose. Venne poi chiamata, negli anni seguenti, “Sagra della fava e del formaggio” e si iniziò a festeggiarla il primo giorno di maggio.

Isabella Rinaldi

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