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Il legno, la nostra seconda vita: Eco-Spazi Design

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Legno EcoSpazi design
Il legno plasma la storia di Alessandro e Valentina che hanno lasciato le professioni per cui avevano studiato, per costruire un sogno. Oggi creano oggetti con pezzi di legno che altrimenti andrebbero al macero inquinando l’ambiente. “Il nostro è un processo anche molto lungo a volte”

All’incirca dieci anni fa Alessandro Bertoli e Valentina Fabbri decidono di cambiare vita e lasciare le loro professioni per dedicarsi completamente alla loro passione: creare oggetti in legno. “Sentivamo forte la necessità di far muovere le mani, i nostri studi sono stati molto teorici, ci hanno dato una formazione, fanno parte della nostra esperienza, ma ci siamo resi conto che la nostra strada era un’altra”. A parlare è Alessandro, ex architetto, mentre la sua compagna Valentina è una ex veterinaria.
Nasce così Eco-Spazi Design, un laboratorio artigianale di lavorazione del legno che fa del recupero uno dei suoi punti di forza. Un laboratorio casalingo, infatti Alessandro e Valentina vivono e lavorano in una ex azienda agricola a pochi chilometri dal centro di Rimini dove c’è spazio sia per gli attrezzi dei genitori che per i giochi dei loro figli.

Qualche anno fa, quando ancora non era in gran voga l’utilizzo di materiali di recupero nell’arredamento, già proponevate mobili e creazioni con legno di recupero, come nasce questo lavoro?
“Da una creatività spontanea da parte di tutt’e due, dal piacere nel creare e dall’immaginazione. Quando vedo un pezzo di legno, anche rotto, anzi meglio, penso subito a cosa potrei farci. Abbiamo iniziato 10 anni fa con dei piccoli soggetti, degli animali intagliati, un soggetto che continuiamo a fare ancora adesso. Poi piano, piano abbiamo avuto riscontri positivi e abbiamo cominciato ad aumentare le creazioni”.

Quali sono i canali di contatto e promozione che utilizzate per far conoscere il vostro lavoro?
“Sicuramente fiere e mercatini sono il luogo ideale dove trovare persone interessate al nostro lavoro, negli anni abbiamo selezionato quelle più significative, quella principale è la Fiera dell’Artigianato di Milano. Secondariamente utilizziamo Facebook, ma preferiamo comunque il rapporto diretto con i clienti, incontrare le persone, allestire il nostro spazio espositivo in maniera suggestiva per emozionare e ci fa piacere di riuscirci. Il passaparola è il nostro canale principale”.

Qual è la differenza tra riciclo e recupero? Quali materiali utilizzate?
“Molti confondono le due cose, in realtà il riciclo avviene quando il materiale viene frammentato e successivamente ricomposto, è un processo più lungo e potenzialmente più inquinante del recupero. Il recupero è un processo non meccanico, più breve. Spesso scelgo legno che so che andrà al macero, in questo modo so che sto evitando un processo molto inquinante, si tratta di legno usato, bancali, assi e simili, meglio se rotti, tanto poi disassemblo comunque tutto. Ultimamente va molto di moda improvvisarsi falegnami e c’è chi rivende anche a costi molto alti dei mobili o altro, fatti semplicemente verniciando pallet. Non è questo il nostro stile. Il legno viene assolutamente riplasmato in un nuovo oggetto, c’è un processo creativo anche molto lungo a volte. Posso dire che riusciamo a soddisfare praticamente ogni richiesta ed è una soddisfazione. Oltre al legno di recupero utilizziamo legno da fonti certificate per sostenibilità, si tratta di legno italiano o austriaco che non proviene da foreste”.

Guardando sulla vostra pagina Facebook si vedono i vari lavori che avete realizzato per alcune realtà come le Grotte di Onferno, la scuolina democratica “Anche se piove” di Rimini o come la sala conferenze di Macrolibrarsi a Cesena…
“Sì, ogni lavoro ci dà l’opportunità di immaginare e ideare qualcosa di bello ma anche di utile. Ad esempio per il parco delle Grotte di Onferno abbiamo realizzato delle casine in legno che oltre ad “arredare” possono servire da ricovero per gli animali selvatici. Mentre nella sala conferenze di Macrolibrarsi ho potuto coniugare tutti gli elementi a me cari: è un patchwork di tre pannelli di tasselli di legno levigati uno a uno e elementi luminosi.”

Fate un lavoro che è anche la vostra passione e trovate anche il riscontro del pubblico, ve lo sareste aspettato?
“No, non si sa mai come andrà. È stata comunque una sfida lasciare le nostre professioni e buttarci in questo progetto, contro tutti, contro l’opinione delle nostre famiglie. Ma a distanza di dieci anni posso dire che sono molto soddisfatto. Viviamo un po’ in una bolla, in una favola dove chi vuole può entrare e condividerla con noi tramite le nostre creazioni. Tecnicamente non facciamo quello per cui abbiamo studiato, ma studiare serve sempre e ci ha sicuramente fornito elementi in più per decidere cosa fare nella vita. Questa attività ci consente di stare più tempo in famiglia, con i nostri figli che sono per noi una grande ispirazione e loro crescono guardandoci mentre lavoriamo e dandoci tante idee con i loro giochi. Una di queste idee è diventata la Wood bike, una bicicletta in legno per Jacopo dopo che aveva distrutto quella che gli avevamo comprato”.

In un periodo di “crisi” così come viene definita questa epoca che stiamo vivendo, ci sono comunque tante persone che decidono di spendere un po’ di più per un oggetto artigianale, è così?
“Sì, nonostante tutto, vedo che le persone hanno bisogno di evadere, di scegliere cose fatte con cura da qualcuno. Abbiamo aumentato la nostra produzione, non abbiamo orari, ci sono giorni in cui lavoriamo molte ore ma non ci dispiace, perché ci mettiamo tutta la nostra passione in quello che facciamo e le persone lo apprezzano”.

Melania Rinaldini

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