Il Ponte

Una giornata tra i posti vasca dell’ospedale delle tartarughe

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Beky Bay è arrivata all’Ospedale delle tartarughe di Riccione lo scorso luglio, dopo essere stata recuperata in ridotte capacità motorie, a Igea Marina, all’altezza dell’omonimo locale bellariese. Curata per un’anemia, una volta riportati i livelli del sangue nella norma, al momento di essere rilasciata in mare dallo staff della Fondazione Cetacea non ha voluto saperne di riprendere la sua strada. Così oggi è di nuovo in cura per approfondimenti, questa volta alla clinica veterinaria Modena Sud con cui la Fondazione riccionese collabora per i casi più gravi e complessi. Otto tartarughe sulle 80 seguite quest’anno hanno preso la via emiliana. “Nel caso specifico di Beky Bay, potrebbe esserci un’occlusione polmonare che le impedisce di riprendere il largo” afferma Sauro Pari, presidente della Fondazione Cetacea.
Da dipendente di questa realtà, quando era ancora all’interno del Delfinario di Riccione prima e di Oltremare poi, ne ha preso le redini nel momento più delicato: l’addio di Oltremare. Tutto il lavoro svolto andava preservato. La Fondazione Cetacea iniziò così la sua seconda vita grazie allo spazio concesso dall’allora amministrazione riccionese, nell’ex colonia Bertazzoni, che oggi ospita appunto l’Ospedale delle tartarughe. Senza alcun contributo pubblico, pur avendo la responsabilità di questi fragili rettili in via d’estinzione per conto di due regioni, Emilia-Romagna e Marche, nell’ambito del Piano di Azione Nazionale del Ministero dell’Ambiente, la Fondazione va oggi avanti come onlus, con il solo volontario e sostegno economico di privati, il 5 per mille e le adozioni on line delle tartarughe salvate, oltre che con le entrate provenienti dai fondi europei grazie ai progetti che la vedono impegnata per la tutela delle tartarughe e dell’Adriatico.
In questo momento, su 45 posti vasca per altrettante potenziali pazienti marine (che non possono stare insieme, altrimenti si azzufferebbero), lo staff di Cetacea e la sua veterinaria volontaria, la dottoressa Elisa D’Ambrosio, seguono due Caretta caretta. Altre due, tra cui Beky Bay, sono in cura a Modena dal dottor Giordano Nardini. In dieci anni sono oltre 600 le tartarughe assistite, circa 550 quelle curate e poi liberate, 58 solo nell’ultimo anno. La loro degenza dura da un mese a quattro anni.

Pari ricorda con noi alcuni dei casi rimasti più nel cuore dei suoi addetti e volontari.
Come Titania, arrivata a Riccione nel 2008. Un esemplare della bellezza di 72 chili, finita nella rete di un pescatore marchigiano. Il volontario incaricato di andarla a prendere per portarla in ospedale, dovette caricarla sul cassone del pick-up. Un viaggio alquanto arduo: per strada era finita per tre quarti fuori dal mezzo, portarla ed assisterla non è stato semplice, racconta Pari. Per fortuna alla Bertazzoni era già in dotazione una vasca di riabilitazione da 15mila litri. “È rimasta da noi quasi un anno, non era in condizioni gravi. Al momento di rilasciarla – spiega il presidente di Cetacea – le abbiamo applicato un trasmettitore satellitare sul carapace (lo scudo dorsale, ndr) come avviene nei casi più complessi, per accertarci del loro percorso successivo alla degenza. Abbiamo scoperto che in sedici mesi, Titania ha percorso ben 5.980 Km!”.
Quasimodo era ben più grave. Una parte del carapace era infossata per un collasso del polmone sinistro. Ciò gli impediva di nuotare e stare a galla correttamente. “È rimasto qui quattro anni e alla fine gli abbiamo applicato una sorta di polmone esterno, una protesi in neoprene (lo stesso materiale delle mute dei sub, ndr) per aiutarla a muoversi meglio”.
La maggior parte delle testuggini di mare ricoverate a Riccione hanno subìto botte in testa, il che può comportare seri danno neurologici. Tra le terapie innovative applicate in questo speciale ospedale, non manca la fisioterapia. Molti di questi fragilissimi rettili arrivano dopo essere rimasti intrappolati nelle reti dei pescatori (con i quali, riferisce Pari, il rapporto di collaborazione ha ancora ampi margini di miglioramento) o dopo aver ingerito un sacchetto di plastica scambiato per medusa.

“Il pericolo più grosso è rappresentato dalle attività umane, dalla pesca alla nautica, per fortuna abbiamo un ottimo rapporto con le Capitanerie di Porto che ci chiamano per ogni emergenza”.

Tutto – ovvio – ha un costo. “Il bilancio annuale della Fondazione riccionese è di 230-250.000 euro, ma il solo ospedale ci costa ogni anno circa 180mila euro tra strutture e cure, compresa la tac. Il nostro – sottolinea Pari – è un servizio pubblico, ma senza nessun sostegno economico che dal pubblico provenga”.
E oltre all’ospedale ci sono tutti gli altri progetti da portare avanti: da “Adria”, il centro recupero animali marini e di divulgazione sul mare Adriatico, alle attività estive. Il centro, aperto al pubblico, è una delle tappe di Giratlantide, tour operator di Cervia specializzato in viaggi di istruzione. Ma l’attività è anche scientifica: curando e tutelando i rettili marini si studia, parallelamente, lo stato di salute dell’Adriatico e il suo livello di equilibrio biologico. Avanti dunque, più veloce delle tartarughe ma con la loro stessa caparbietà.

Alessandra Leardini

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