Il Ponte

SPETTACOLARE – Fuocoammare – un “Orso” di documentario…

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Gianfranco Rosi è il regista italiano che ha significativamente marcato la dignità del documentario italiano, genere troppo spesso considerato di nicchia, eppure in grado di fornire opere di valore. Premi e onorificenze a parte (l’Orso d’oro a Berlino per “Fuocoammare” dopo il Leone d’oro veneziano per “Sacro Gra”), il cinema di Rosi attrae ed interessa il pubblico e nello specifico è artefice di uno stile che evita la retorica del commento esplicativo, affidandosi alle immagini, ai suoni, alle voci di eventi catturati dal reale, con un’attenzione determinata dalla “vita sul posto” per un lungo periodo, proprio come per questo ultimo film, un anno condiviso dal regista con l’isola di Lampedusa per comprendere il senso di una terra al centro dell’attenzione per il suo trasformarsi in agognato “traguardo” per i viaggi dolorosi dei migranti che arrivano sull’isola continuamente, su quei fragili e precari barconi e gommoni.
Rosi racconta gli sbarchi e la vita sull’isola, quest’ultima attraverso la figura di Samuele, ragazzo non ancora del tutto avvezzo al mare, a differenza del padre pescatore, che passa il suo tempo tra scuola e tempo libero, a tirar di fionda e a governare, con risultati non felicissimi, piccole barchette. Un ragazzo con l’ “occhio pigro”, un difetto di vista che si dimostra altamente simbolico per lo sguardo ormai fin troppo abitudinario di una società ancora “pigra” di fronte all’emergenza degli sbarchi. Eppure “Fuocoammare” dimostra che c’è un’umanità che ha bisogno, che soffre e le parole del medico locale, non ancora abituato al tragico “esercizio” della valutazione dei decessi e ancora sorpreso, come se fosse il primo giorno degli sbarchi, delle condizioni di viaggio dei poveri clandestini, uomini, donne e bambini protagonisti della più lacerante storia contemporanea, espressione di un mondo che crea divari incolmabili.
Lampedusa continua a vivere: Samuele passa le sue giornate con il suo tran tran quotidiano, il locale disc jockey si prodiga in dediche musicali dalla piccola stazione casalinga, le anziane signore affettano pomodori e melanzane, puliscono calamari e preparano le pietanze, senza dimenticare un buon caffè. A prima vista sembrano due pianeti lontani e distanti, ma è la vita che continua in un microcosmo che si è animato di presenze nuove, quelle presenze che interrogano quotidianamente e alle quali Rosi affida la sua “voce” di regista, senza bisogno di affidarsi a commenti superflui, nel segno di un rigore e di un’essenzialità narrativa di pregio.

Paolo Pagliarani

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