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Come funziona la Protezione Civile

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protezione-civile-it1“Quando aiutiamo le persone, non ci credono che prestiamo loro servizio gratuitamente”. È quanto ci raccontano dalla Protezione Civile di Rimini, l’istituzione più amata e forse meno conosciuta da tutti. In questi tempi le classifiche della fiducia verso le istituzioni vedono la Politica ai minimi storici, troppo lontana dalle esigenze della gente. Non è un caso, dunque, se godono di maggiore simpatia gli enti che assistono più da vicino le persone. I volontari della Protezione Civile offrono il loro tempo libero alle popolazioni colpite da calamità come alluvioni e terremoti, o da disastri di natura dolosa. Forse in pochi sanno – visto che si è parlato soprattutto dei Vigili del Fuoco – che anche i volontari della Protezione Civile di Rimini hanno svolto decine di interventi in seguito alle forti piogge dei giorni scorsi nel nostro territorio per mettere in sicurezza le frazioni più colpite.

Un po’ di storia
La normativa circa l’assistenza delle popolazioni colpite da calamità ha mosso i primi passi negli anni 70 a livello nazionale dopo che il Paese fu costretto a vivere una serie di emergenze come l’alluvione di Firenze e il terremoto del Belice che misero in luce tutta l’inadeguatezza degli apparati di soccorso. Ma prima di vedere istituito un dipartimento vero e proprio di gestione delle emergenze, si dovette passare per il terremoto del Friuli e per quello della Campania e i loro 3.546 morti. Fino a poco tempo fa i servizi di protezione civile erano amministrati dalle Province. Con la loro riorganizzazione, le sedi provinciali dell’Emilia-Romagna hanno trovato una regia nell’Agenzia regionale per la sicurezza del territorio e la protezione civile. A livello locale poco cambia, perché i volontari continuano ad essere presenti sul territorio offrendo ogni giorno il loro lavoro gratuito. Ne abbiamo parlato con il presidente della Protezione Civile di Rimini Luciano Bagli che amministra il grande capannone ben attrezzato di Via Ungheria, inaugurato pochi anni fa.

Presidente Bagli, qual è la peculiarità del servizio di protezione civile della oramai ex Provincia di Rimini?
“La Protezione Civile di Rimini è il risultato di un coordinamento di associazioni delle più disparate: gruppi di associati iscritti al registro regionale di protezione civile. Ci sono associazioni sia cattoliche sia laiche. Si occupano di monitoraggio della costa, di attività subacquee, di ispezione delle foreste, di adozione a distanza.  Persino i gruppi scout sono nostri soci”.

Un gruppo eterogeneo che dà la propria disponibilità nell’aiutare i concittadini. In che modo prevenite le emergenze sul nostro territorio?
“Nel periodo estivo, da giugno a settembre, ci occupiamo soprattutto della prevenzione degli incendi. Giriamo il territorio provinciale, dalla Valmarecchia alla Valconca, con delle vedette mobili, mentre altre fisse sono dislocate in alcuni comuni collinari. In questo ambito c’è bisogno di personale soprattutto il sabato e la domenica da mezzogiorno alle 18, disponibile a girare per le nostre colline”.

In quali altri ambiti vi occorre personale volontario?
“Nel rischio idraulico. Durante l’ultima alluvione a Rimini abbiamo svolto 25 interventi, anche se non ha fatto molta notizia. Poi occorrono volontari nel settore antincendio. In estate la nostra Regione, attraverso un gemellaggio con la Puglia, manda delle squadre al Sud a combattere gli incendi laddove sono più frequenti”.

Di cosa vi occupate quando non c’è un’emergenza?
“Nei momenti di pace ne approfittiamo per fare le esercitazioni, per mettere a punto l’attrezzatura ed occuparci della manutenzione ordinaria. In questo periodo in particolare ci concediamo anche un po’ di creatività, dato che stiamo realizzando un presepio al Palazzo dell’Arengo a Rimini che rappresenta le zone terremotate nelle quali stiamo prestando assistenza”.

E cosa avviene quando scatta l’emergenza?
“Veniamo attivati o dai Vigili del Fuoco, o dalla Prefettura, o dalla Regione. Appena riceviamo notizia di una calamità, inviamo un messaggio a tutti i responsabili delle nostre associazioni (oggi con Whatsapp è molto semplice!) che a loro volta chiedono la disponibilità ai loro soci. Per l’ultima alluvione di Rimini abbiamo adottato questo sistema e messo a disposizione 30 persone in poco tempo”.

Quali sono i maggiori interventi svolti dai volontari riminesi negli ultimi anni?
“I terremoti sono gli eventi più incisivi per la complessità nell’organizzazione della risposta. Poi ci sono state le varie alluvioni che hanno colpito la nostra zona da vicino”.

Che rapporto avete con la gente?
“Siamo ben visti da tutti. Ogni tanto qualcuno ci chiede, Ma quanto vi pagano? Non è possibile che lo facciate gratis. Di questi tempi le persone si sono disabituate a qualcuno che si presti per loro gratuitamente e rimangono stupite dopo che assistono ai nostri sforzi. Molto spesso non siamo presenti nei mass media, ma poco importa. Quello che ci interessa è avere un gruppo motivato”.

Da chi è composto il vostro gruppo di volontari?
“Ci sono molti pensionati. Sono coloro che hanno più tempo libero. Mentre chi lavora si rende disponibile più che altro il sabato e la domenica, anche se c’è la possibilità per loro di ottenere un permesso dal datore di lavoro, il quale viene rimborsato per gli oneri sia diretti che indiretti. Un ottimo strumento, anche se talvolta non tutti i datori si rendono disponibili nel concedere le ore ai volontari che vorrebbero mettersi in gioco. Eppure i rimborsi sono certi”.

Di che cosa ha bisogno la Protezione Civile di Rimini?
“Le varie associazioni di volontariato hanno bisogno di contributi economici. Devono andare avanti con le proprie forze, magari tassandosi, per pagare le assicurazioni e il vestiario. L’attuale situazione economica gioca a nostro sfavore”.

Mirco Paganelli

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