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Stop ai campanili: destinazione Romagna. Slogan o opportunità?

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Dopo la sanità, il trasporto pubblico, l’industria, anche per il turismo riminese è arrivato il momento di entrare nella nuova era dell’Area Vasta. Stop ai campanili: per essere competitivi, specie oltre confine, in un mercato dove le mete concorrenti (vedi soprattutto la Spagna) continuano a registrare aumenti di arrivi e presenze ben superiori, la parola d’ordine anche qui diventa “Romagna”. La nuova legge regionale sul Turismo riorganizza completamente l’offerta del settore passando dalla promozione del prodotto a quella del territorio, che viene messo al centro delle politiche di marketing. Si punta a sedurre nuovi vacanzieri, ma anche a recuperare quelli che negli ultimi anni sono letteralmente fuggiti dalle coste riminesi. Sono i dati concreti del turismo in provincia di Rimini a dirlo.

Partiamo dai numeri. Nel 2016, arrivi e pernottamenti in provincia di Rimini sono aumentati, rispetto all’anno precedente, rispettivamente del 3,0 e del 1,6 per cento, salendo i primi a quota 3.450.431 e i secondi a 15,6 milioni. Una buona notizia, come lo è l’incremento dei vacanzieri provenienti da oltre confine rispetto agli italiani: +6% di arrivi e +3,8% di pernottamenti. Fin qui tutto bene, sembrerebbe. Eppure quei 15 milioni e mezzo di presenze registrati nel 2016, sono gli stessi di dieci anni fa. Il motivo? Nell’ultimo lustro, si sono persi per strada circa 20mila turisti stranieri, passati da 733mila a 710mila.
E sono caduti in picchiata i pernottamenti dall’estero, 400mila in meno dal 2012 ad oggi. Più in generale, negli ultimi cinque anni, si è avuto un calo di permanenza media dei turisti da 5 a 4,5 giorni.
È vero, in mezzo c’è stata la crisi, ma è un trend che riflette comunque un fatto: nell’ultimo decennio siamo rimasti ai blocchi di partenza, mentre nel Mondo il numero dei viaggiatori continua a crescere al ritmo del 3-4% l’anno e per il 2030 sono attesi 1,8 miliardi di turisti (oggi 1,2 miliardi). Per un confronto si consideri che in Spagna, al primo posto per competitività nel turismo secondo il World Economic Forum, nel 2016 i visitatori stranieri sono aumentati del 10% e la spesa lasciata nel Paese dell’8%.

A.A.A. Nuovo appeal cercasi. Se non è la domanda di turismo a mancare, cosa sta ostacolando, a Rimini e in Romagna, l’arrivo di un maggiore numero di visitatori, nazionali ma soprattutto stranieri? A questa domanda ha cercato di rispondere il Forum Turismo: innovazione, competitività e buon lavoro organizzato dal mensile TRE – Tutto Romagna Economia (inserto de ilPonte) il 24 marzo nella sede di Innovation Square. Che la colpa sia della Regione, troppo miope nelle politiche e attività di promozione effettuate per il territorio? È di questa opinione il presidente degli albergatori di Cesenatico, Giancarlo Barocci, che al Forum ha lamentato la solitudine degli operatori privati: “Basta andare alle fiere all’estero alle quali partecipa la Regione – ha sottolineato -: nei cartelloni promozionali c’è il Delta del Po ma non il mare romagnolo!”. E ancora: “Si parla tanto di destagionalizzazione: cominciamo a vendere bene il periodo giugno-settembre e a pensare di riempire le camere in questi mesi”.
Chi punta il dito contro la Regione è anche il vicesindaco di Novafeltria Elena Vannoni, in rappresentanza del turismo del Montefeltro: “Il nostro turista è diverso da quello della costa, continuiamo ad essere visti e promossi come un valore aggiunto della riviera, ma i vacanzieri che scelgono il nostro entroterra vogliono e cercano qualcosa di diverso”. In totale disaccordo il numero uno degli albergatori di Rimini, Patrizia Rinaldis: “Oggi parliamo di Destinazione Romagna – afferma in riferimento alla nuova legge regionale del settore – non ha più senso né valore ogni pezzo preso singolarmente”.

Cosa dice la nuova legge. Puntare alla valorizzazione dei territori in chiave di marketing turistico, senza appiattire la promozione sul solo prodotto ma facendo emergere lo scenario, il mix di offerta, identità e cultura in cui il prodotto prende vita, rivedere la governance complessiva e introdurre criteri qualitativi più selettivi, sono alcune delle principali priorità che la nuova legge persegue in coerenza con il lavoro fatto dalla nostra città (nella foto in alto lo stand della Regione ad una recente fiera internazionale sul turismo). Sono questi gli obiettivi prioritari della legge regionale, riportati dal sindaco di Rimini e presidente della Provincia Andrea Gnassi. “Le quattro province della Destinazione Romagna (Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Ferrara) nel 2016 hanno totalizzato circa 30 milioni di pernottamenti (per la precisione 29.903.428) e circa 6,5 milioni di arrivi (6.520.668) – sottolinea -.Siamo un distretto che, insieme, già oggi entrerebbe nelle prime 25 posizioni delle città al mondo con più arrivi turistici. Nell’arco di neanche 100 chilometri abbiamo i mosaici di Ravenna, l’Appennino, il mare, Fellini, Piero della Francesca e il Tempio Malatestiano di Leon Battista Alberti, la biblioteca malatestiana di Cesena… La competizione si fa per sistemi e non per singoli campanili”. Gnassi rimarca le potenzialità: “La destinazione turistica Romagna registra il doppio delle presenze di una delle più importanti DMO (destination management organization) del mondo – Barcelona Turisme – che è quinta in Europa”. Proprio il caso di Barcellona è emblematico. La DMO è nata dentro il Piano Strategico della città nel 1990 e, a partire dalle Olimpiadi del 1992, “ha progressivamente acquisito un’alta attrattività sotto il profilo turistico, come luogo cool, culturalmente all’avanguardia, con un’architettura sorprendente, cibo e clima eccellente, un’ atmosfera elegante e vitale. I flussi turistici sono cresciuti in modo straordinario, fino a superare i 7,5 milioni di arrivi e 16 milioni di presenze, collocandola al quinto posto in Europa”.
Secondo Gnassi, Rimini può ambire allo stesso sviluppo con il Parco del Mare, un’infrastruttura pensata per aumentare l’attrattività della città. Rimini capitale della Romagna?

Alessandra Leardini

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