Il Ponte

Fondo del Lavoro, un modello che fa scuola

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Roberto-Menghi-Casadei

Quel Fondo, nato come “piccolo” segno di solidarietà per chi non ha lavoro, è diventato un modello, al quale si ispirano, solo per rimanere in Regione, diocesi come Cesena e soprattutto Bologna. Istituito dalla Diocesi di Rimini in occasione della solennità di San Gaudenzo nell’ottobre 2013, il Fondo per il Lavoro –  “Una bella idea che fa onore alla comunità riminese” lo ha definito il noto economista Stefano Zamagni – in poco più di tre anni è stato capace di mobilitare enti, associazioni, parrocchie, movimenti ecclesiali, istituzioni e tanti, tantissimi privati e in forme diverse tra loro. Un fronte comune in grado di esprimere un piccolo contributo all’emergenza occupazionale, e al contempo di portare con sé una esplicita finalità educativa. Lo ha ribadito anche un gesto come il “salta-cena” proposto dal Vescovo di Rimini in occasione del Mercoledì delle Ceneri in Basilica Cattedrale. “Offrire lavoro per dare dignità alla persona e contro la globalizzazione dell’indifferenza, sono appelli che non possono rimanere inascoltati dalla comunità cristiana” ne è convinto il Vicario Generale don Maurizio Fabbri.
Il digiuno suggerito in apertura del cammino quaresimale vuole contribuire ad una colletta a favore di tanti fratelli e sorelle senza occupazione.
Disoccupazione giovanile e perdita del lavoro sono piaghe che affliggono la società e sulle quali la Chiesa riminese non ha alcuna intenzione di voltarsi dall’altra parte. Il “salta-cena” ha fruttato 6.650 euro che confluiranno proprio nel Fondo per il Lavoro, diventato ormai una realtà consolidata di umana vicinanza e di cristiana prossimità alle persone in cerca di occupazione.
Roberto Casadei Menghi (nella foto), 68 anni, oggi pensionato dopo 20 annida  direttore di banca a Rimini e nelle Marche, è il coordinatore di tale Fondo.

Sono passati oltre tre anni dalla sua istituzione. Le finalità del Fondo per il Lavoro sono ancora valide?
“Si tratta di un «piccolo» segno visibile fortemente voluto dalla Chiesa riminese perché nella situazione di grave crisi occupazionale (di cui tutti abbiamo diretta conoscenza) la parola «solidarietà» non andasse scomparendo dal vocabolario, e i costanti richiami di Papa Francesco sulla necessità di dare lavoro per dare dignità e contro la globalizzazione dell’indifferenza, non rimanessero inascoltati”.

Il Fondo è destinato a creare posti di lavoro. A quali risultati è pervenuto?
“La convergenza di enti, aziende, istituzioni e privati, ha portato finora alla raccolta di 490.000 euro. Una cifra che ha permesso l’assunzione di 101 persone, grazie alla collaborazione di 60 aziende.
In 22 casi si tratta di contratti a tempo indeterminato, mentre nel 55% di quelli a tempo determinato si sono verificati ulteriori contratti di lavoro”.

La proposta rappresenta un piccolo contributo all’emergenza occupazionale, ma contiene anche una esplicita finalità educativa. Avete registrato una certa sensibilizzazione?
“Le parrocchie, le associaizoni e e i movimenti della Diocesi si sono adoperate in maniera esemplare sia nella raccolta di fondi, sia sul versante della maggiore sensibilizzazione – con forme e metodi lasciati alla creatività e alla sensibilità di ciascuno – sulla giustizia, sulla legalità, sulla essenzialità (contro la disonestà, l’avidità, l’evasione fiscale, lo spreco…). Ma il lavoro non è ancora finito…”

A cosa si riferisce, Casadei Menghi?
“È una profezia evangelica: «I poveri li avrete sempre con voi” ha detto Gesù. A fronte di 101 persone avviate al lavoro, il Fondo deve ancora fare i conti con 500 domande di aiuto inevase.
Non presumiamo di risolvere il problema del lavoro e di essere una risposta alla mancanza di occupazione, ma di fronte a tanto bisogno non possiamo farci cadere le braccia né sentirci arrivati.
Finalità esplicita del Fondo è esprimere vicinanza e solidarietà concreta a chi vive situazioni dolorose, a volte drammatiche, economiche, umane, psicologiche e familiari. Ma anche richiamare la comunità cristiana e tutti gli uomini di buona volontà al fatto che, anche se poveri, disponiamo almeno dei «due spiccioli» della vedova del Vangelo”.

L’iniziativa riminese è stata presa a modello anche altrove.
“È vero, anche altre Diocesi italiane hanno chiesto informazioni circa il Fondo, delegati della diocesi di Cesena sono venuti a Rimini per farne conoscenza diretta, come pure la Diocesi di Bologna, che è partita proprio in queste settimane con una iniziativa simile a quella riminese.
Persino alcune amministrazioni locali hanno stretto rapporti di collaborazione con il Fondo: è il caso recente di Poggio Torriana, Santarcangelo e Verucchio. E Rai3 ci ha appena contattato per partecipare al programma «Carta Bianca» di Bianca Berlinguer”.

Alla base del progetto c’è sempre la donazione volontaria.
“Una libera scelta che si rivolge a tutti: parrocchie, religiosi, associazioni, comuni, banche, sindacati, imprese e cittadini.
Nel Fondo costituito da un Conto corrente bancario attivato presso la Caritas diocesana (Associazione di volontariato Madonna della carità), la Diocesi ha dato il buon esempio versando da subito 50.00 euro, e la Caritas diocesana si è subito accodata versando lo stesso importo. Poi sono «piovute» adesioni di ogni tipo: dai pochi euro dei privati a importi maggiori di enti, fino ala devoluzione di “ore di lavoro” da parte dei dipendenti di istituti di credito.
La chiesa riminese funge anche come una sorta di “sportello informativo”, accogliendo nei vari ambiti diocesani (dai centri di ascolto delle Caritas alle parrocchie) le richieste di occupazione attraverso una prima valutazione. Una Commissione tecnica farà da collegamento tra le domande e le offerte di lavoro mentre il Comitato di Garanti (composto da Prefettura, Presidenza del Tribunale, dal vice presidente di Confindustria Emilia Romagna Maurizio Focchi, dal Vicario e dall’economista Stefano Zamagni), certificherà l’assoluta trasparenza nella gestione del Fondo. Tutte le persone impegnate sono coinvolte a titolo gratuito.
Si tratta di un ulteriore richiamo alla solidarietà e per continuare ad implementare il fondo, attivando un circolo virtuoso di reciproca solidarietà”.
Paolo Guiducci

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