Il Ponte

Focchi: il “vestito” degli edifici del futuro

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Focchi-operaioUn’altra impresa eccellente del territorio riminese: la Focchi Spa. In un settore da anni afflitto dalla crisi, l’edilizia, ha saputo specializzarsi in una direzione vincente e conquistare i mercati esteri. Chiudendo il 2015 con 50 milioni di fatturato e preparandosi ad accogliere nuove risorse umane altamente qualificate

Focchi – Rimini, Milano, Roma, Torino, Modena, Bologna, Londra, Oxford, Birmingham, Manchester, Singapore, Berlino, Salisburgo, Nicosia, Osaka, Vienna, sono solo alcuni luoghi dove è possibile ammirare i migliori edifici, per soluzioni innovative ed estetica, “vestiti” dall’azienda Focchi di Rimini. Come ci spiega Maurizio Focchi, amministratore delegato della società, che siamo andati a trovare nella nuova sede di Poggio Torriana, inaugurata nel 2005, “la specializzazione di questa impresa non è la costruzione, bensì la confezione del vestito, cioè dell’involucro degli edifici”. Focchi (che tra l’altro ha anche ricevuto il Sigismondo d’oro 2015 dal Comune di Rimini proprio per l’impegno imprenditoriale) riporta alcuni esempi: le facciate continue in triplo vetro curvate a freddo come è stato per la Torre progettata dall’architetto Isozaki a Milano, oppure l’impiego combinato di materiali tipo alluminio, vetro, legno, acciaio e lastre in cemento, di diversi colori e forme, per la sede dell’Università di Oxford, per arrivare al prestigioso Park House in piena area dello shopping di Oxford Street a Londra, dove sono state inserite, nelle pareti perimetrali in vetro, serigrafie verticali di particolare pregio, fino all’uso di elementi frangisole realizzati in terracotta per il quartiere generale della Campari a Milano.

OGNI EDIFICIO E’ UNICO

Progettazione particolare e soluzioni specifiche non ripetibili sono i pilastri della Focchi.
“Non sono mancati casi – prosegue l’amministratore – in cui, per l’unicità della realizzazione, c’è voluto più tempo per la progettazione che per la realizzazione dell’opera. Noi lavoriamo per i maggiori studi di architettura nazionali e internazionali (Piano, Isozaki, Tange, Libeskind, Partington, Foster, Fuskas, Hollein sono solo i più noti) e questa è anche la ragione per cui da Focchi non ci sono architetti. Gli studi di architettura magari vengono da noi con una idea appena abbozzata, che poi sviluppiamo insieme con i nostri progettisti”. In sintesi: “l’architettura crea, noi realizziamo. L’Italia è riconosciuta all’estero per il gusto del bello e la flessibilità: non possiamo deluderli. E direi che sono requisiti che si adattano bene al carattere romagnolo. I nostri tecnici non sono rigidi e dialogano bene con gli interlocutori”.

UNA PRODUZIONE SNELLA E SENZA SPRECHI

Per essere competitivi e dare risposte alla “fantasia” degli architetti, la conoscenza dei materiali e delle novità che appaiono sul mercato sono aspetti fondamentali.
“E’ la combinazione di tre fattori il nostro punto di forza – continua Focchi -: ingegneria (trovare soluzioni); artigianalità, quasi si trattasse ogni volta di un prototipo dove conta molto il dettaglio; organizzazione, perché la costruzione di un edificio importante richiede la capacità di assemblare cose molto diverse. Poi, non lo dimentichiamo, per essere competitivi conta anche il prezzo. Da qualche anno, spinti un po’ anche dalla crisi, abbiamo importato in azienda la lean production (“produzione snella” in italiano) di cui è stata anticipatrice, qualche decennio fa, la fabbrica giapponese di automobili Toyota. Una filosofia organizzativa che, rivisitando tutta l’organizzazione della produzione, ci ha consentito di razionalizzare ed eliminare gli sprechi, quindi ridurre i costi. Acquisendo anche la mentalità che il miglioramento è un processo continuo”.
Infatti, visitando i reparti di produzione, dove si preparano i moduli che poi verranno montati sulle pareti degli edifici, anche quelli che vanno all’estero, può capitare che lo sguardo sia attratto da un tabellone luminoso posto, in alto, all’inizio di una linea di produzione, dove compare un numero, che è la quantità di produzione giornaliera da fare. Alla sera, a fine turno, se tutto è andato a dovere, lo stesso numero viene replicato sotto, con una luce intermittente che dice OK. Cioè l’obiettivo della giornata è stato raggiunto. Si inserisce in questo contesto anche la ricerca di soluzioni ai problemi che si dovessero presentare: quando capita, il gruppo di lavoro coinvolto si riunisce per studiare la migliore alternativa. In un processo, appunto, di miglioramento continuo.

I RISULTATI

Focchi ha fatturato, nel 2015, circa 50 milioni di euro, prevalentemente all’estero, in particolare a Londra. Mercato, quest’ultimo, ritenuto tra i più dinamici al mondo, tanto per l’edilizia terziaria come per quella residenziale. L’azienda dà attualmente lavoro a 155 persone, di cui 40 progettisti, più altri 20 impiegati nella sede londinese, inaugurata nel 1994.
Se la ripresa economica andrà nel verso giusto, ci dice Maurizio Focchi, “ci sono segnali di un ritorno alla progettazione in Italia e stiamo cercando di entrare nel mercato statunitense. Nel 2016 ci potrà creare posto per qualche ingegnere edile e perito meccanico. Requisiti: disponibilità ad andare all’estero e conoscenza almeno dell’inglese”.
Richiesta che non dovrebbe incontrare grossi ostacoli perché, contraddicendo la vulgata che vuole i giovani troppo pigri, anche se senza lavoro, Focchi ci dice, invece, che “contrariamente ai quarantenni, i venti-trentenni di oggi sono molto più disponibili a viaggiare e fare esperienza all’estero”. E da quando ha spostato la sede a Poggio Torriana ha notato anche una maggiore disponibilità a lavorare in fabbrica dei giovani diplomati della valle del Rubicone, rispetto ai riminesi, molti dei quali provenienti dall’Istituto Tecnico di Savignano.
Certo, sono lontani i tempi – la Focchi ha festeggiato, nel 2014, cento anni di vita, primato che pochi possono vantare – in cui l’azienda costruiva cancellate, tralicci per la luce e aratri. Confermando però che il segreto della longevità è non smettere mai di essere curiosi, innovativi e aperti al mondo.

Primo Silvestri

 

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