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Finora ce la siamo cavata con poco. Bastava condividere su Facebook lo spezzone della «fogaraccia» quando arrivava il 19 marzo. Il video delle manine quando cominciavano a frullare al parco Marecchia. O in un giorno di nebbia bastava condividere la scena del nonno che la scambia per l’aldilà, salutandolo col suo illuminanate te cul. Al limite conoscere la frase Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche me’, ma la casa mia n’dov’è? E se poi del maestro si conosceva la citazione Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, teneroimages allora si passava alla categoria «espertoni». Insomma, per fare la figura di quelli che di Fellini ne sanno bastava fare la mossa giusta nel momento giusto. Ma se nei prossimi anni come nei progetti il centro storico di Rimini diventerà davvero un enorme museo felliniano capace di richiamare centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo, non si potrà più bluffare. Fellini lo si dovrà conoscere per davvero e non solo per sentito dire. Per cui proporrei subito un’ordinanza che impone a tutti i riminesi di guardare almeno un film del maestro che non sia «Amarcord». Calma, calma, non correte tutti alla «Dolce vita» e ai «Vitelloni», di film ce ne sono per tutti. Forza, dite qualche altro titolo che organizziamo le file… ma cosa sono quelle facce?

Il Caffè Scorretto di Maurizio Ceccarini

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