Il Ponte

Euro, economia italiana, Brexit: scenari del prossimo futuro

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brexitEconomisti e politici a confronto su ruolo e compiti di Bruxelles e Istituzioni UE su crescita economica e rilancio del percorso di unificazione dell’Eurozona.

Il bicchiere euro appare mezzo pieno. Forse qualcosa di più. Su questo sono concordi i relatori che hanno affrontato, presentati dal Direttore del Dipartimento di Economia Globale del canadese “Centre for International Governance Innovation”, l’appuntamento di “Presente e Futuro dell’Eurozona”. Dibatto che ha posto a tema valore e prospettive della moneta unica, processo di unificazione bancaria dei 19, crescita economica in Italia e nel continente per arrivare fino alla Brexit e suoi effetti sul continente.

“La tenuta della moneta unica di fronte alla crisi finanziaria e al possibile colosso del debito pubblico di alcuni Stati non era per nulla scontata – ha sottolineato il francese Jacques Mistral, Capo studi economici dell’Istituto Francese di Relazioni Internazionali – nel 2010 autorevoli testate economiche davano all’euro dieci anni di vita, invece la moneta rimane solida e il 70% degli abitanti Ue ripone in essa la sua fiducia. Due possibili interventi lo renderebbero ancora più forte: l’istituzione di un segretario unico del tesoro europeo, in grado di dialogare con BCE e parlamento di Bruxelles e di centralizzare competenze oggi disperse in diversi uffici e poi un processo di mutualizzazione del debito pubblico di alcune nazioni. Quest’ultimo, anche se in piccola percentuale e accompagnato da parametri e nome vincolanti, sarebbe un grande messaggio per i mercati e soprattutto un evidente rilancio del processo di unificazione politica e culturale.

Un aspetto quest’ultimo su cui ha posto l’accento anche l’italiano Riccardo Ribera D’Alcalà, Direttore Generale delle Politiche interne del Parlamento europeo: “Formare a una coscienza europea i 337 milioni di abitanti dei nostri 19 paesi è il compito della politica. Dobbiamo trovare strumenti per controllare la speculazione finanziarie, rilanciare iniziative come il piano Juncker che stanzia 315 miliardi d’investimenti nei prossimi tre anni. Sono già stati finanziati 78 progetti, 188 sono quelli accolti e 10 quelli già partiti in Italia”.

E da un’analisi dell’economia italiana è partito il tedesco Daniel Gros Direttore del Centro per gli studi politici europei: “La vostra economia cresce meno di quella Ue da vent’anni, da prima dell’euro e indipendentemente dalla congiuntura economica. Oggi con tassi d’interesse a zero il peso del vostro debito è minore, eppure crescete poco. Le cause forse non sono nella governance europea, ma nel vostro modello di economia e di questo non può o deve certo occuparsi Bruxelles. Portarli lì non servirebbe a risolverli”.

Gros non è convinto dell’utilità di un “ministro dell’economia” UE o dalla proposta di mutualizzazione del debito: “Ci sono due cose concrete da fare subito. Unificazione bancaria con garanzia europea su tutti i depositi e obbligo per le banche di non detenere titoli di stato di un solo paese ma di tutte le nazioni Ue. In Italia le vostre banche possiedono l’80% dei vostro debito”.

I relatori sono stati concordi anche nel non riservare grandi aspettative al vertice Merkel, Hollande e Renzi a Ventotene, definito semplicemente “appuntamento di lavoro” e da cui non si aspettano grandi novità. Qualche differenza più forte tra Mistral e Gros emerge nei confronti di Brexit. Il francese chiede con forza alla Gran Bretagna di trovare in tempi brevi i modi d’uscita dalla Ue, il tedesco Gros appare meno interessato al tema e considera invece importante concentrare tutta l’attenzione sulle scelte da operare oggi sul continente.

Per Ribera D’Alcalà il ritardo può forse trovare spiegazione in alcune previsioni macro economiche: “Alcune stime dicono che Brexit varrà per la Gran Bretagna diversi punti di Pil, ben più dello 0,66% versato da UK nelle casse di Bruxelles”.

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