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Ecco“C”i, eravamo solo “D”i passaggio

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rimini calcio

Il purgatorio è finito. Il Rimini ha espiato le proprie colpe. E dopo neppure un anno è tornato tra i professionisti. Lo ha fatto al termine di una stagione che verrà scolpita a caratteri cubitali nella storia biancorossa. Una stagione che si avvia a terminare con un record dietro l’altro. Un campionato che ha segnato il trionfo in campo, ma soprattutto dietro la scrivania. Dove il presidente, Fabrizio De Meis, ha fatto davvero un capolavoro.Author

Poco meno di un anno fa, era il 4 maggio, sul terreno del “Menti” di Vicenza, il 2-2 strappato dai biancorossi decretò la discesa all’inferno. Diretta. Senza passare neppure dalle forche caudine dei play-out. Una retrocessione amarissima che grondò sangue e che fece scappare dall’armadio vecchi fantasmi di un recentissimo passato. A peggiorare le cose arrivarono le beghe estive, con la società a un passo dal fallimento per una serie di circostanze che giustamente De Meis voleva chiarire e legate alla vecchia gestione targata Biagio Amati. Alla fine, proprio sul <i>game over</i>, tutto si sistemò e da lì iniziò il capolavoro del numero uno biancorosso. La prima mossa fu quella di azzerare tutti (o quasi) i debiti che la società aveva accumulato, poi iniziò la ricerca del Direttore sportivo. Ricerca che per una strada tortuosa arrivò a Ivano Pastore, l’altro vero artefice di questa cavalcata. La scelta dell’allenatore Campilongo, i primi acquisti con il sogno Ricchiuti che giorno dopo giorno si trasformò in realtà. Gli arrivi importanti di gente come Di Maio, Cacioli, Pera. Ma anche i primi problemi. E così, dopo una notte estiva di Coppa Italia, arrivò il divorzio a sorpresa con il tecnico, con Pastore a chiamare Marco Cari. Scelta criticatissima da alcuni tifosi ma che che si è rivelata vincente. Perché Cari ha saputo gestire una situazione non facile, diventata ancora più difficile dopo le prime partite che avevano fatto scivolare il Rimini addirittura a cinque punti dalla vetta. Un bel faccia a faccia e da quel momento l’inizio di una cavalcata impressionante che ha avuto in Pera il bomber di riferimento, e in Ricchiuti l’arma illegale. <em>“Con lui in campo il Rimini parte già dall’1-0”</em> hanno detto nel corso della stagione molti allenatori avversari. Un altro successo targato De Meis è il ritorno di fiamma con i tifosi che, non aspettando il Comune, hanno preso in mano vernice e pennello dipingendo di nuovo i Distinti. Poi la chiusura in bellezza, con la promozione, ma soprattutto con la decisione dell’Amministratore di costruire un campo in sintetico.
<em>“Abbiamo fatto un capolavoro </em>- racconta proprio De Meis – <em>e non lo dico per presunzione. Se ripenso a dove eravamo un anno fa, mi vengono i brividi: retrocessi e con mille problematiche interne. Piano, piano siamo ripartiti cercando di dare una struttura a una società che non ne aveva, cercando di scegliere prima l’uomo e poi il professionista e alla fine i fatti ci hanno dato ragione. Cosa non facile perché il campionato di serie D è un campionato complesso, dove viene promossa solo una squadra e non c’era scritto da nessuna parte che quella doveva essere il Rimini. Sono stati bravi i ragazzi, il mister, la società e questi splendidi tifosi a cui dedico la promozione”</em>.

<strong>Francesco Barone</strong>

Ecco“C”i, eravamo solo “D”i passaggio

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Il purgatorio è finito. Il Rimini ha espiato le proprie colpe. E dopo neppure un anno è tornato tra i professionisti. Lo ha fatto al termine di una stagione che verrà scolpita a caratteri cubitali nella storia biancorossa. Una stagione che si avvia a terminare con un record dietro l’altro. Un campionato che ha segnato il trionfo in campo, ma soprattutto dietro la scrivania. Dove il presidente, Fabrizio De Meis, ha fatto davvero un capolavoro.
Poco meno di un anno fa, era il 4 maggio, sul terreno del “Menti” di Vicenza, il 2-2 strappato dai biancorossi decretò la discesa all’inferno. Diretta. Senza passare neppure dalle forche caudine dei play-out. Una retrocessione amarissima che grondò sangue e che fece scappare dall’armadio vecchi fantasmi di un recentissimo passato. A peggiorare le cose arrivarono le beghe estive, con la società a un passo dal fallimento per una serie di circostanze che giustamente De Meis voleva chiarire e legate alla vecchia gestione targata Biagio Amati. Alla fine, proprio sul game over, tutto si sistemò e da lì iniziò il capolavoro del numero uno biancorosso. La prima mossa fu quella di azzerare tutti (o quasi) i debiti che la società aveva accumulato, poi iniziò la ricerca del Direttore sportivo. Ricerca che per una strada tortuosa arrivò a Ivano Pastore, l’altro vero artefice di questa cavalcata. La scelta dell’allenatore Campilongo, i primi acquisti con il sogno Ricchiuti che giorno dopo giorno si trasformò in realtà. Gli arrivi importanti di gente come Di Maio, Cacioli, Pera. Ma anche i primi problemi. E così, dopo una notte estiva di Coppa Italia, arrivò il divorzio a sorpresa con il tecnico, con Pastore a chiamare Marco Cari. Scelta criticatissima da alcuni tifosi ma che che si è rivelata vincente. Perché Cari ha saputo gestire una situazione non facile, diventata ancora più difficile dopo le prime partite che avevano fatto scivolare il Rimini addirittura a cinque punti dalla vetta. Un bel faccia a faccia e da quel momento l’inizio di una cavalcata impressionante che ha avuto in Pera il bomber di riferimento, e in Ricchiuti l’arma illegale. “Con lui in campo il Rimini parte già dall’1-0” hanno detto nel corso della stagione molti allenatori avversari. Un altro successo targato De Meis è il ritorno di fiamma con i tifosi che, non aspettando il Comune, hanno preso in mano vernice e pennello dipingendo di nuovo i Distinti. Poi la chiusura in bellezza, con la promozione, ma soprattutto con la decisione dell’Amministratore di costruire un campo in sintetico.
“Abbiamo fatto un capolavoro – racconta proprio De Meis – e non lo dico per presunzione. Se ripenso a dove eravamo un anno fa, mi vengono i brividi: retrocessi e con mille problematiche interne. Piano, piano siamo ripartiti cercando di dare una struttura a una società che non ne aveva, cercando di scegliere prima l’uomo e poi il professionista e alla fine i fatti ci hanno dato ragione. Cosa non facile perché il campionato di serie D è un campionato complesso, dove viene promossa solo una squadra e non c’era scritto da nessuna parte che quella doveva essere il Rimini. Sono stati bravi i ragazzi, il mister, la società e questi splendidi tifosi a cui dedico la promozione”.

Francesco Barone

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