Il Ponte

Due cuori, un’unica grande vita

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Gemelli: due o più figli nati in seguito a un’unica gravidanza; gli eterozigoti derivano dalla fecondazione di due uova distinte i monozigoti (geneticamente identici) dalla fecondazione di un’unica cellula uovo.
Lo scorso anno, all’ospedale “Infermi” di Rimini, su un totale di 3054 nati, 31 parti sono stati gemellari, da uno sono addirittura nati tre fratelli.
Strano “scherzo” della natura? Come dirlo?
Rimane il fatto che molti sono i gemelli più o meno“illustri” che hanno segnato la storia del nostro territorio, dai blasonati Malatesta ai gelatai Ceccarelli del Chiambretti show, passando per i meno noti Bersani, che però nascondono nella loro vicenda una “curiosità.

Gemelas proles Ginevra e Lucia
Il 25 marzo 1419 la bella Parisina Malatesti, figlia di Andrea Malatesti e Lucrezia Ordelaffi (avvelenata dal padre Cecco perché complice del marito nel tentativo di usurpargli il dominio di Forlì) e sposa del marchese di Ferrara Nicolò III d’Este, partorisce “gemelas proles” Ginevra e Lucia. La serena infanzia delle gemelle, soprannominate “le madonnine”, muta di colpo quando Parisina, colta in flagrante dal marito con il giovane Ugo d’Este (figlio primogenito di Nicolò III d’Este e della favorita Stella dei Tolomei) viene uccisa insieme all’amante. Dopo il fattaccio, le gemelle, divenute oggetto del disprezzo del padre che in loro rivede la moglie “peccatrice”, vivono in maniera quasi invisibile, soprattutto Ginevra il cui aspetto diafano e malaticcio la rende simile a un fantasma. Giunte bene o male in età da marito, il padre decide di “rispolverarle” da quell’oblìo in cui le ha crudelmente relegate e sacrifica la quattordicenne Ginevra al diciassettenne, gagliardo, scalpitante, spaccatutto Sigismondo Pandolfo Malatesti. Dote della giovinetta: le terre e i possedimenti della madre Parisina, due preziosi cofanetti e la tacita garanzia della protezione estense sugli affari malatestiani. Le nozze, celebrate sobriamente una prima volta a Ferrara (15 marzo 1433) con scaricamento di Ginevra nella casa paterna e immediato rientro a Rimini dello sposo, vengono ripetute in gran pompa a Rimini il 7 febbraio 1434. Il comportamento sempre distratto e scontroso di Sigismondo Pandolfo verso la riservata e pudica moglie e le prolungate assenze per le imprese di guerra, accrescono la melanconia della fragile Malatesti, convinta ormai che il marito al solo guardarla prova per lei l’identica noia e rabbia del padre Nicolò III. Nel quotidiano sforzo di non recar fastidio, l’infelice Ginevra dissolve molto di se stessa. Tornata a Ferrara solo per le nozze del fratello Lionello con Margherita Gonzaga (febbraio 1435), è incerta la sua presenza a Mantova per il matrimonio (gennaio 1937) della diciassettenne gemella Lucia con Carlo Gonzaga (figlio del marchese Gianfrancesco e di Paola Malatesti). Quando l’adorata Lucia muore (28 giugno 1437) all’improvviso e in modo non chiaro dopo appena sei mesi di matrimonio, una parte di Ginevra se ne va con lei. La Malatesti, in avanzata attesa del primo figlio, non andrà al funerale e pregherà per la sventurata gemella con una messa nell’abbazia di Scolca. A fine settembre 1437 Ginevra partorisce Galeotto Roberto Novello, ma il marito, impegnato in questioni belliche e rientrato solo il 17 gennaio 1438, proverà solo fastidio e rabbia per quella sfortunata creatura che, colpita dalla peste, se ne andrà tra piaghe e tormenti il 18 novembre 1438. Il dolore per la perdita del figlio e il disprezzo del marito indurranno Ginevra, sempre più sola, fragile, esangue, silente, larvale, quasi un’ombra, a ritirarsi nell’abbazia di Scolca, unico posto dove si sente di casa ed è sempre accolta con calore. Morirà nell’abbazia il 13 settembre 1440 “senza recar fastidio alchuno” all’improvviso e per “un non chiaro accidente” come la gemella Lucia. Sepolta nella chiesa di San Francesco, la stessa che ha accolto il figlioletto, Ginevra non vedrà, l’anno successivo, la morte del sanguinario padre. Tra le sfortune di Ginevra, sposa di un Sigismondo Pandolfo “non ancora raffinato ed erudito dominus ma austero capitano di eserciti e impetuoso soldato”, anche non l’aver visto compiuto quel Rinascimento che le avrebbe rallegrato la triste vita impostale da padre e marito. Dicerie, forse, infondate ma suffragate anche dalla scomunica postuma di papa Pio II Piccolomini a Sigismondo Pandolfo Malatesti per i suoi tanti misfatti, uxoricidio incluso, la vorrebbero avvelenata da un suo sicario (anche la seconda moglie, Polissena Sforza, morì giovane e all’improvviso).

Gemelli a cadenza fissa
Singolare ricorrenza nella famiglia Bersani: ogni quattordici anni due gemelli. “Nel 1916 sono nate due gemelle cugine del babbo, nel 1944 i nostri cugini-gemelli Marisa e Giovanni” rivelano Giovanna e Paola Bersani (nella foto), gemelle monozigoti nate a San Mauro Pascoli il 26 giugno 1930. “Noi abbiamo avuto tre fratelli più piccoli ma con Francesco, il minore, c’è stato un feeling speciale”. Per Giovanna e Paola, perfettamente identiche, la vita è una condivisione a trecentosessanta gradi: sensazioni, malattie, estrazione di un identico molare, studio e insegnamento (Maestre d’asilo) all’Istituto “Maestre Pie” a Rimini, numero di figli (due maschi e una femmina), occasione di incontro con i rispettivi principi azzurri. Paola il suo principe (Piero Para) lo conosce a una festa di Carnevale all’Hotel Nautic di Viserba (ex prestigioso Circolo Cittadino). Giovanna a una serata danzante al “Teatro Nuovo”. Lui è Vittorio Corcelli, straordinario musicista e cantante jazz & blues, fratello del Gino Corcelli che spopola in TV negli anni ’60. Giovanna e Vittorio si sposano l’8 ottobre ’55 a Milano, dove Corcelli è direttore artistico della casa discografica “La voce del Padrone” (Gorni Kramer, Carlo Alberto Rossi, Lelio Luttazzi) e il M° Dino Olivieri è proprietario dell’editrice “Sette Note Continental”. Nato a Fano nel ’28, a Rimini dal ’41, Corcelli ha girato il mondo con l’orchestra “Millepiedi” di Dino Amore. “Le più grandi esperienze le ho fatte con l’amico Silvano Prati. – ricorda – Avevamo un’orchestra di dieci elementi e facevamo arrangiamenti d’avanguardia genere Stain Keton, avvalendoci anche dello straordinario sassofonista-clarinettista cubano Chico Cristobal. Allora si era pure un po’ birichini: una sera, mentre Prati ed io, servendoci d’una scala che avevamo appoggiato al muro d’una villa di Viserba, sbirciavamo due splendide gemelle che si ritiravano a dormire, una di loro ci scoprì e lanciò un urlo, poi riconoscendoci disse: «Toh, ci sono Prati e Corcelli». L’urlatrice era Giovanna, l’altro splendore, Paola”. conclude divertito. Corcelli, oggi presidente dell’Associazione Culturale “Amici del Jazz” che organizza annualmente il “Festival Rimini Jazz”, quest’estate s’è esibito in concerto a Rimini (giugno) e a Milano Marittima (luglio) con la “Dixiland Jazz Band” suonando banjo e chitarra assieme al figlio Luciano, nato a Viserba il 28 dicembre ’56 mentre papà Vittorio è in crociera lavorativa nel Mar dei Carabi.

Biodelirio di gemelli
Nel ’70 il diciannovenne riccionese Flavio Ceccarelli, dopo aver girato mezza Europa, sbarca a Città del Capo dove conosce e sposa la sudafricana Esther Gruss (origini olandesi-scozzesi-austro ungariche, insegnante d’inglese, in prima fila per l’abolizione dell’apartheid). Nel ’78 nascono i gemelli monozigoti Fabrizio e Francesco Giuseppe, cinque anni dopo la famiglia si trasferisce in Italia a Saludecio. Nel ’93 Fabrizio e Francesco gestiscono il ristorante Il santuario degli uccelli a Saludecio e una pizzeria al taglio a Morciano. Nel dicembre 2008 inaugurano in via Marecchiese 29/c la gelateria Biodelirio: “cius snà e de ad Nadel” (chiuso solo il giorno di Natale). Gli estroversi gemelli gelatieri, che “aborrono” (per dirla alla Mughini) lo zucchero bianco ed usano esclusivamente dolcificanti naturali, prodotti biologici e come addensante il kuzu (una radice giapponese che contiene molto amido), sono passati dai tre gusti originali ad una trentina (c’è chi si ricorda ancora del babbo Flavio quando nel vecchio laboratorio a vista mescolava la cioccolata nel paiolo di rame). “L’avventura di gelatieri l’abbiamo iniziata con nostro padre nel 2001 in un buco di negozio sul lato più nascosto del Grattacielo di Rimini dove siamo rimasti fino alla fine 2007, un posto dal gusto rétrò. – spiega Fabrizio – Nel senso che stavamo proprio sul retro” aggiunge Francesco, il più pazzerello dei due. È da quel locale retrò che li preleva il Pierino nazionale (Chiambretti) per portarli in Tv in “Markette” e ai Dopofestival di Sanremo.
Seguiranno uno spot per Alpitour, il film di Sergio Martino L’allenatore nel pallone 2, vent’anni dopo con Lino Banfi, il film No problem (2008) di Vincenzo Salemme, la partecipazione al Premio Catullo. “Recitare con un mito come Lino Banfi è stata una grande emozione, un onore”, dichiarano entusiasti. Oggi i gemelli, che hanno convissuto come cane e gatto, ma amorevolmente e non hanno mai palpitato per la stessa fanciulla, si dividono tra la gelateria, la tv, film, lezioni di canto con la prof. Paola Lorenzi. “Innanzitutto siamo mastri gelatieri non omologati e tali vogliamo restare” precisano. C’è da credergli perché ogni volta che in gelateria entra un nuovo cliente loro insistono per fargli gustare più sapori: “assaggi la liquirizia di Calabria. L’arcòta s’al zròisi (ricotta e amarene). I còcli s’i dàtar (noci con datteri). La baleusa imbariega (castagne affogate). La cassata siciliana col vero pistacchio”, e mentre un gemello continua a tentarlo con un ghiotto cucchiaino già pieno, l’altro per mostrare il colore verde vivo dei semi sventola un sacchetto con sigillo ed etichetta di Bronte: un vero “Biodelirio”!

Maria Pia Luzi

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