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Don Domenico, anche il dialetto sia con te


La scomparsa di don Domenico Valgimigli, il sacerdote che insieme a tre “amici” don fondò nel 1971 la parrocchia di Gesù nostra Riconciliazione, ha toccato il cuore di molti, tanti riminesi. Compreso quello del poeta Vincenzo Sanchini, una delle penne più vibranti della nostrana poesia in dialetto. Di Cerreto di Saludecio, ci tiene a precisare l’autore. E sia.
A memoria di una lunga amicizia, e di qualche giorno trascorso insieme sulle Dolomiti, un Sanchini addolorato, immalinconito (“non vedevo don Domenico da tempo e la voglia di andare a trovarlo, purtroppo, è rimasta tale…”), ha partorito in esclusiva per ilPonte – ma soprattutto in ricordo del don – questi versi.

E’   prét

La camisa a quadritùn,
i calzùn a costa lèrga,
s i scarpùn da camnador
èn paréva un du Signor.

Tra la név de’ Piz Boè
o i santér de’ Vajolè,
s i discurs ch’a fèmje insén
ui scapèva d Giso Cresct:

un Om nòv, un Pirsunag
che ‘ncà un che per cinch an
u s’ po di’ ch l’è stèd insén,
èn l’arcnèsc, è vo savé.

Bèh, s’ tu sént, t po fè cum t vo,
se nè èlt… u t fa pinsè’.

Il prete (don Domenico Valgimigli)
La camicia a quadrettoni, / i calzoni a costa larga, / con gli scarponi da camminatore / non sembrava uno del Signore. / Tra la neve del Piz Boè / o i sentieri del Vajolet, / coi discorsi che facevamo insieme / gli veniva di parlare di Gesù Cristo, / un Uomo nuovo, un Personaggio / che anche uno (io) che per cinque anni (di seminario) / si può dire che è stato insieme, / non lo riconosce e vuole sapere./ Bèh, se lo senti, puoi fare come vuoi, / se non altro… ti fa pensare.