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Dioniso in Sicilia

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osservatorio musicale

L’opera Re Ruggero di Szymanowski ha inaugurato la stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

ROMA, 5 ottobre 2017 – È lungo l’elenco dei compositori rimasti affascinati dal mito e da come i tragici greci ce lo hanno tramandato. Un confronto che nei casi migliori ha avuto esiti sorprendenti. Se figure archetipiche come Edipo ed Elettra sono diventate protagoniste di capolavori musicali, anche a un soggetto difficile come Le baccanti hanno guardato in molti: primo, nel 1926, Szymanowski in Król Roger, nel dopoguerra Ghedini con – appunto – Le baccanti e, più di recente, Henze in Die Bassariden.

In realtà, in Re Ruggero, il libretto dello scrittore Iwaszkiewicz (poi rimaneggiato dallo stesso Szymanowski) utilizza Nietzsche come tramite di Euripide, prendendo le mosse dalla Nascita della tragedia e dall’antagonismo Dioniso-Apollo che ne sta alla radice. A causare turbamenti al protagonista, il re di Sicilia Ruggero II, è infatti un Pastore, che si presenta come una sorta di messia (Dioniso, sotto mentite spoglie) trascinando nel baccanale la folla, compresa la moglie dello stesso sovrano. L’unico a resistere alle sue seduzioni sarà il re: nel finale, quando volge lo sguardo ad Apollo, lo fa alla luce della consapevolezza che il desiderio è sì il motore primo dell’universo, ma a un sovrano non si addice cedere alle passioni, che invece deve saper controllare.

Quest’opera in Italia è stata rappresentata solo a Palermo, per il forte legame con la Sicilia: Szymanowski, che era rimasto profondamente segnato da un viaggio nell’isola, la scelse come cornice, ispirandosi al monarca lì realmente vissuto durante il XII secolo. Data la rarità del titolo, è ancor più preziosa l’opportunità offerta dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, e dal suo direttore musicale Antonio Pappano, che hanno scelto Re Ruggero come titolo inaugurale sinfonico. Ovviamente un’esecuzione in forma di concerto, ma – date le caratteristiche quasi oratoriali dell’opera – la scelta non ne ha compromesso l’efficacia: tanto più che i solisti entrano ed escono o compaiono nei posti più impensati, riuscendo così a dare un certo dinamismo all’azione.

 

5 ottobre 2017 - Auditorium Parco della Musica - Roma Orchestra, Coro e Voci Bianche dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia Antonio Pappano, direttore MASBEDO, regia in presa diretta e proiezioni video Mariano Furlani, drammaturgia visiva Lukasz Golinski, baritono (Re Ruggero II di Sicilia) Lauren Fagan, soprano (Roxana, regina di Sicilia e moglie di Ruggero) Edgaras Montvidas, tenore (Il pastore) Marco Spotti, basso (Arcivescovo) Helena Rasker, mezzosoprano (Badessa) Kurt Azesberger, tenore (Edrisi, Consigliere di Ruggero) Ciro Visco, maestro del coro Foto: Musacchio & IannielloGli strumentisti ceciliani e ancor più il coro – davvero bravissime le voci bianche – si sono impegnati al massimo per rendere tutto il fascino della sontuosa partitura, che richiede un organico imponente, e spinge continuamente i solisti al parossismo. La musica pare talvolta riecheggiare lo Strauss fonicamente più spinto, ma l’organizzazione orizzontale sembra guardare più avanti: quasi in anticipo su quelle fasce sonore – un aspetto molto ben valorizzato da Pappano – che caratterizzeranno tanta produzione del secondo novecento. Il direttore ha poi saputo far avvertire suggestivi echi della musica bizantina, soprattutto nel primo atto, e quelli orientali, evidenti nel secondo, avendo cura di non abbandonarsi a effetti troppo compiaciuti ed esornativi. Un po’ meno a fuoco la caratura drammatica di personaggi, intorno ai quali Szymanowski plasma una linea di canto dal taglio più sinfonico-vocale che operistico. Protagonista il baritono polacco Lukasz Golinski, di apprezzabili mezzi vocali anche se non sempre ben gestiti (nei pianissimi il suono s’intorbida): ha dovuto misurarsi con un personaggio assai complesso – è l’unico a subire un’evoluzione psicologica – di marito deluso e potente in crisi di coscienza, dove l’alta statura etica non esclude un civilissimo ma tormentato relativismo morale.

Suo dionisiaco antagonista, Edgaras Montvidas era impegnato in una scrittura tenorile spesso di estrema tensione, in cui ha manifestato – sulla distanza – qualche segno di affaticamento. Nei panni di Roxana il corretto soprano Lauren Fagan è riuscita a trasmettere l’insofferenza nei confronti dei valori incarnati dal marito e la volontà di abbandonarsi a nuove esperienze. Completava il quartetto protagonistico Kurt Azesberger, tenore meno acuto, nei panni del saggio arabo consigliere del re. Più sbiaditi gli altri personaggi: l’arcivescovo, interpretato da Marco Spotti, ed Helena Rasker, non troppo incisiva nella scrittura contraltile della diaconessa.

L’esecuzione era accompagnata da proiezioni del duo Masbedo (ossia Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni). Le belle immagini iniziali della Cappella Palatina cedono il passo a virtuosismi visivi dove le suggestioni legate alla Sicilia – che così tanta influenza avevano esercitato su Szymanowski – progressivamente scompaiono, per lasciar spazio a esercizi di stile che non aggiungono niente alla musica e, anzi, a lungo andare, rappresentano solo una inutile distrazione.

Giulia Vannoni

 

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