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Dieci tandem speciali dal Vescovo al Papa

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Dall’Arco d’Augusto a San Pietro. Con la benedizione, prima della partenza, del Vescovo di Rimini e all’arrivo, del Santo Padre. Poco meno di 400 chilometri percorsi su dieci tandem in compagnia di dodici ragazzi con difficoltà psico-motorie. A organizzare quella che Fiorenzo Fantini definisce <em>“un’esperienza di vita”</em> è stata l’associazione “Esplora Rimini” di cui è presidente. <em>“Non è la prima volta che facciamo cose di questo genere, in precedenza abbiamo fatto la discesa del Brenta in canoa, la ciclabile San Candido-Lienz, ogni estate partecipiamo a tante iniziative perché abbiamo la certezza che oltre alla terapia, i nostri ragazzi debbano vivere emozioni, che poi sono il sale della vita e sono quelle che restano. Ma non in modo singolo, in gruppo, dove di quel gruppo facciamo parte anche noi, come è accaduto in quest’avventura in tandem. Io pedalavo, ma anche il ragazzo che era con me doveva pedalare. E poi quando vivi queste esperienze non esistono differenze: il freddo, la pioggia, il mangiare ci vede tutti uguali”</em>.

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Quattro le tappe che hanno portato i dieci tandem fino a piazza San Pietro.
<em>“Prima della partenza </em>- sottolinea Stefano Sarti, altro pilastro dell’associazione insieme a Massimiliano Manduchi – <em>il mercoledì, abbiamo ricevuto la benedizione del Vescovo Francesco Lambiasi che ha indossato anche la nostra maglia, poi, il sabato, alle 8, sotto l’Arco d’Augusto, è partita la nostra avventura che non è stata tutta rosa e fiori. La prima tappa è stata Fano per il pranzo, dopo una pioggia battente. Il pomeriggio siamo ripartiti verso Gubbio, il giorno successivo siamo arrivati a Spoleto, poi Fiano Romano e, infine, martedì a Roma. L’indomani mattina ci siamo ritrovati in prima fila per l’udienza di Papa Francesco che ci ha fatto il segno con il pollice dopo che gli hanno detto chi eravamo. Con noi, a seguirci, ci sono stati due pulmini, un’auto con il mangiare e un’altra che trasportava materiale tecnico”</em>. Non è stato facile, perché, per esempio, al Furlo una frana ha costretto il gruppo a optare per la Scheggia, invece della Contessa. <em>“Ma vedere i sorrisi dei nostri ragazzi è stato un qualcosa di splendido”</em>.

<strong>Francesco Barone</strong>

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