Il Ponte

“Sono devastato: basta, mi dimetto”

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Quando la telecamera del suo computer, nella sede della Grabo, a Coriano, si è accesa, chi era collegato con la diretta di «Icaro Sport», si è subito accorto che Giorgio Grassi non aveva la stessa faccia di sempre. Quella fiera. Quella combattiva. Quella che: voi ditemi di tutto, ma io vado avanti per la mia strada. Era una faccia spenta. Triste. Quasi sfuggente.

“La decisione è una mazzata anche se, in qualche modo, ce la potevamo aspettare.

Però, negli ultimi giorni, la proposta di far disputare i play out alle ultime quattro della classifica, era sembrata quella più sensata per dare un minimo di regolarità a un campionato che di regolare non ha nulla. Facciamo finta che va tutto bene, in realtà è una decisione che mette un grande rattoppo in un vestito ormai lacero. Siamo finiti in un tritacarne, per la C, che non ha interessi economici, la proposta iniziale era di chiuderla lì, senza retrocessioni, come Lega avrebbe soddisfatto tutti, ma è stata bocciata in maniera clamorosa. Questa è una decisione irrispettosa, il calcio in C non ha sponsor, non ha contributi, non ci sono televisioni, per noi continuare sarebbe stato un aggravio. Quel che è più grave è che è stato adottato un criterio iniquo: dove c’è scritto che una vittoria valga più di tre pareggi? Lo stesso, naturalmente, sarebbe stato se fosse toccato al Fano. Altrettanto ingiusto è il non giocare, anche se sarebbe stata dura almeno avremmo potuto parlare di merito sportivo.

Lo spirito dello sport è mettere tutti sulla stessa linea ai nastri di partenza, poi a decidere è il campo. Sono molto amareggiato, spiace per i ragazzi che sono tornati a Rimini pronti a giocare, spiace per la città, perché si tratta di un’altra batosta che non merita e spiace naturalmente anche per me. Essere vittima di questa ingiustizia mi fa provare grande amarezza e tanta frustrazione. Ci siamo già attivati con l’avvocato Cesare Di Cintio, che è uno dei massimi esponenti in materia, per fare immediato ricorso al collegio di garanzia del Coni. Poi, nel caso non dovesse essere sufficiente, il Rimini ricorrerà al Tar”.

Poi il presidente biancorosso si ferma.

Tace. E il suo sguardo vaga nel vuoto. E il viso è rigato dalle lacrime.

“Rassegno le mie dimissioni con decorrenza immediata. Questo non vuole dire che chi prenderà il mio posto non difenderà gli interessi del Rimini e dei nostri tifosi anzi, magari il tutto verrà fatto con maggiore forza. Il Rimini è un bene da tutelare, ci sono le famiglie, i ragazzi del settore giovanile. La cosa che mi dispiace di più sono i ragazzi che proprio in queste ore sono tornati in città per giocarsela, per svolgere il proprio lavoro, e non lo potranno fare”. (fra.ba.)

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