Il Ponte

Democrazia ed etnie in Africa

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Volgere lo sguardo a un continente pressoché dimenticato dalle scalette dei telegiornali e dalle pagine dei giornali nazionali. Una porzione di mondo a cui tornare con la memoria per non dimenticare l’impegno dell’inviata del Tg3 Ilaria Alpi, che in quella terra era andata a raccogliere testimonianze e nuove piste per un’inchiesta che le è costata la vita, proprio nella sua amata Somalia, dove è morta insieme all’operatore Miran Hrovatin il 20 marzo 1994. È da lei e dal suo modo di approfondire le notizie che è necessario prendere esempio.
Questo l’impegno al centro della due giorni di seminario a numero chiuso per giornalisti e operatori, “Le comunità dentro le comunità. Democrazie ed etnie in Africa”, tenutosi mercoledì 4 e giovedì 5 giugno, seconda tappa del forum svoltosi a Nairobi nel dicembre 2008. Una full immersion nei problemi e nelle peculiarità del continente africano tra conflitti etnici, imperialismo e postcolonialismo, guerra fredda ed espansione economica della Cina, interventi umanitari ed autodeterminazione, dove ciò che è emerso è innanzitutto l’eccessiva semplificazione che i media danno degli eventi nel continente nero. Quando poi ne parlano.
Ma la storia di quelle popolazioni non è solo mossa dal concetto di etnia, che pure è tra le origini degli scontri. La questione geopolitica del continente va analizzata più nel profondo e trova le sue radici tra condizioni sociali di estrema povertà, mancanza di un’identità nazionale che si fondi su una identità collettiva condivisa, debolezza o addirittura in taluni casi corruzione della élite al potere, influenze economiche internazionali spesso di mero sfruttamento delle risorse naturali presenti sul territorio.
“I soldi delle tasse, i soldi del petrolio, devono essere usati per noi e non devono andare soltanto ai leader, ai loro amici, anche magari all’estero.” – ribadisce Maina Kiai, responsabile della Commissione diritti umani in Kenya – “Quindi il nostro lavoro è fare arrabbiare le persone, far perdere loro la pazienza, agire di modo che si possa cominciare a cambiare l’Africa”.
Una sessantina, tra giornalisti e operatori, hanno partecipato alla due giorni del seminario evidenziando, tra l’altro, la necessità di dar maggior spazio sui media italiani alle notizie dal continente africano. Osserva Kizito Sesana e fondatore della comunità Koinonia che opera in zona per il sostegno a poveri e soprattuto ai minori: “Sono in Africa da poco più di 30 anni. Poco dopo essere arrivato mi è capitato di fare un’esperienza di convivenza con alcuni ragazzi e giovani. L’esperienza è continuata ed è diventata una comunità che è presente oggi in tre paesi: Zambia, dove è nata, e poi Kenya e Sudan. Con queste comunità facciamo tutta una serie di attività: per la pace, la conoscenza dell’Africa, ma soprattuto, l’attività che ci prende più tempo e più energie, e che dà anche più soddisfazioni, è quella con i bambini di strada”.
Direttore di “Nigrizia” già negli anni ’70, Kizito prosegue: “È tutta una vita che cerco di fare informazione sull’Africa, un’informazione che sia corretta, precisa, puntuale e soprattutto che sia continuativa. Perché l’informazione che è solo occasionale non aiuta a far capire in profondità le cose. Mi sembra che questo incontro in occasione del premio Ilaria Alpi sia estremamente importante, un altro passo avanti.”
Un incontro proficuo, dunque, in cui non sono mancate le proposte. “Forse i giornalisti dovrebbero inseguire un po’ meno l’Africa, almeno quelli che già se ne interessano, e sono pochi” – propone l’africanista Alberto Sciortino, autore del libro “L’Africa in guerra”“e provare a vedere qual è il ruolo dei soggetti italiani nei paesi africani. Ci sono moltissime imprese che intervengono in Africa. Ci sono organizzazioni non governative italiane che lavorano in Africa. C’è il governo italiano che ha una sua politica estera, anche verso i paesi africani. Di tutto questo si parla pochissimo. Allora forse fare un po’ più d’inchiesta recuperando lo spirito di Ilaria Alpi su che cosa fanno gli italiani di bene e spesso di male in Africa, forse potrebbe essere uno dei modi di approccio all’Africa.”
Il prossimo appuntamento della conferenza internazionale, promossa tra gli altri dal centro di informazione “Africa Peace Point”, sarà nel 2009 in terra africana. Mentre già si pensa ad una struttura partecipativa allargata e ad un ristretto gruppo operativo di reporter che si concentri sulla copertura dalle zone di conflitto.

Sanzia Milesi

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