Il Ponte

Da arrabbiato col mondo a cercatore

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Mel Gibson per contattarlo ha dovuto fargli due telefonate: la prima gli è andata a vuoto perché faceva il bagno in mare con i figli. Ma poi lo ha ripagato con una grande interpretazione del Barabba nel suo film The Passion. CosÏ Pedro Sarubbi, attore ”calabro lucano” che ora vive e lavora a Milano nella scuola di cinema, ha raccontato come quel film lo abbia segnato nella vita di “arrabbiato col mondo”.
Lo ha fatto all’incontro di presentazione dell’associazione riminese Stalker, nata per “educare lo sguardo alla passione per la bellezza” che è sempre più assente dall’educazione, mentre dilagano dappertutto, dalle sale cinematografiche a internet e persino sui telefonini, immagini e film. Il riminese Daniele Biondi è tra i fondatori insieme a Giuseppe Mazzotti, Gianfranco Lauretano, Giorgio Tabanelli, Giuliana Guerra e Roberto Gambuti.
Sul palco del teatro degli Atti c’erano invece, oltre a Sarubbi, Maria Gloria Riva, suora (di clausura perdippiù) e comunque esperta, anzi critica d’arte, ma, più di questo, appassionata. Tonino Guerra, dalla sua Pennabilli, ha rilasciato invece sul tema della ”Passione allo sguardo” un’intervista in cui ha detto che i nostri occhi sempre più incapaci di guardare perché impolverati dalla distrazione e dall’egoismo.
Sarubbi ha proposto alla platea di rivedere, come atto quaresimale e attraverso l’incrocio degli sguardi, il film The Passion di Mel Gibson. “Sì – racconta Sarubbi – quel film mi ha sconvolto. In un primo momento pensavo di dover interpretare, visto il regista, un film d’azione, invece… Non sapevo granché degli apostoli e Gibson (a cui volevo dire di no) mi ha convinto a interpretare Barabba dicendo: “Ma che t’importa delle battute? gli attori reciteranno in aramaico o in latino e ci saranno i sottotitoli; l’importante è che tu, in quel momento drammatico, incroci lo sguardo di Cristo”.
Effettivamente quello sguardo mi ha sconvolto anche con la consapevolezza che il film è anche finzione.
Ma quel film è stato così diverso da tutti gli altri: non c’era il clima di caciara da pausa ma tutti, comprese le comparse e gli spettatori del set, sembravano colpiti dalla storia che raccontava”
.
Sottolineando il valore degli sguardi in quel film, Sarubbi ha fatto vedere la scena di Maria che giunge all’ingresso del tempio mentre i soldati romani beffardi e crudeli, stanno flagellando Gesù. Proprio mentre quest’ultimo sembra cedere ai colpi dei flagelli, incrocia
lo sguardo di sua madre. Così, quasi fosse un abbraccio, questo sguardo fa rialzare Gesù che, a sua volta, rivolgendo gli occhi alla macchina da presa, si rivolge a ciascuno degli spettatori come a renderci consapevoli di quale abisso di dolore ha dovuto abbracciare Cristo per salvarci.

Serafino Drudi

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