Il Ponte

Così viviamo una Vita Indipendente

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Ci abbiamo messo un po’ a organizzare questo incontro ma alla fine siamo riusciti ad arrivare al cuore di Vita Indipendente, uno dei progetti di Rimini che puntano all’ autonomia di persone con sindrome di Down e disabilità intellettive.
In casa, in centro, ci aspettano quattro inquilini e due educatori. Varcata la porta, cominciano ad arrivare, ognuno da un angolo diverso della casa. Erano affacendati a fare le loro cose visto che ci siamo incontrati di lunedì, il giorno in cui tornano in appartamento dopo aver passato il week end in famiglia. È un lunghissimo e grigio lunedì e si ricomincia con la routine della settimana!
Loro sono Emanuele, Paola, Serena e Michela; hanno dai 27 ai 39 anni e raccontano di una convivenza fatta di cose belle e piccoli problemi com’è normale che sia. Tutti hanno un lavoro, ognuno deve fare i conti con la sveglia dell’altro, con le esigenze culinarie e i gusti cinematografici dell’altro. E sarebbe meglio non aprire la questione dei gusti cinematografici, visto che a Emanuele – unico uomo della casa – tocca La Bella e la Bestia una sera sì e l’altra no, mentre lui vorrebbe vedere Walker Texas Ranger. “Votiamo, siamo in democrazia – puntualizza Emanuele – ma vincono sempre loro. Vivere con due donne (Michela e Serena. Paola vive nell’appartamento di fianco al loro, stesso pianerottolo, ndr) non si è rivelato una cosa semplice”.
Emanuele ha  29 anni, lavora nella cucina de La Marianna, il noto ristorante di Borgo San Giuliano, dove passa la sua giornata tra “vongole e pomodorini, vongole e pomodorini, vongole e pomodorini”,  e lo ripete tre volte per sottolineare che non ne può più e che il suo sogno è: “Impastare la piada”.
Dopo il lavoro i ragazzi tornano a casa dove preparano il pranzo e si organizzano per la gestione della casa. “All’interno di questo progetto gli educatori sono presenti solo in alcune fasce orarie, e l’obiettivo è quello di ridurre gradualmente la nostra presenza. La notte stanno da soli, per esempio. –  spiega Giada Murgia, educatrice – Quando hanno cominciato facevano tanto e tutti insieme. Con il tempo hanno imparato a organizzare i lavori in turni, a individuare le capacità di ognuno, a fare un calendario delle attività di gestione della casa”.
Paola è l’inquilina più grande, ha 39 anni e un lavoro di grande responsabilità: fa l’aiuto bidella in un asilo della città. Il suo lavoro le piace ma “ci sono dei bambini che si sparano certi urli?”. Lo sguardo assennato e la battuta pronta, aspetta il suo turno per parlare ma piazza sempre la parola giusta al momento giusto. Serena, invece lavora al Conad, aiuta le persone a sistemare la spesa nelle buste e – se c’è bisogno –  “sistemo la merce negli scaffali”. Nella gestione della casa è molto efficente, il suo motto è: “Prima il dovere e poi il piacere”.
Questi ragazzi incontrano le stesse difficoltà che chiunque sperimenta quando vive con altre persone. Difficoltà relazionali che, nel tempo, aiutano a conoscere meglio se stessi e a stare insieme agli altri.  I problemi di convivenza esistono. Michela lo dice chiaramente parlando del suo amico Emanuele: “Alcune volte perde la pazienza. Io gli dico sempre di non urlare”.
Michela, la romanticona del gruppo, 34 anni e un lavoro da Eurodiffusione, azienda di personalizzazione di gadget e abbigliamento. È lei la principale artefice delle serate davanti a La Bella e la bestia ed è lei che richiama all’ordine i suoi compagni quando non parlano uno per volta.
“Questa esperienza deve essere una palestra di vita. – continua l’educatrice – Per ora con la presenza di un educatore, ma ogni ragazzo deve raggiungere il maggior grado di indipendenza possibile, acquisendo competenze e maggior fiducia in se stesso. Noi siamo fermamente convinti che anche per loro un futuro in autonomia è realmente possibile!”.
Dopo un’oretta di chiacchiere, devo andare via. Loro devono uscire, fare la spesa e pensare alla cena. Per colpa della mia visita hanno dovuto ripensare al menù. “Scusate vi ho fatto fare tardi”. Trenta minuti dopo li incontro al Conad mentre comprano piada e affettati. Una cena rimediata, come la mia. In una sera di un lunedì, lunghissimo e grigio, tutti mangiamo piada e affettati.
Angela De Rubeis

CoorDown a Rimini è Crescere Insieme Onlus…

CoorDown a Rimini è Crescere Insieme Onlus, l’associazione fondata da un gruppo di genitori  desiderosi di confrontarsi e sostenersi nel proprio compito educativo, così normale e al tempo stesso particolare.
Nata nel 2004, Crescere Insieme comincia la sua strada chiedendo ai servizi sanitari locali di elaborare un progetto di presa in carico dei bambini, che tenesse conto delle specificità di ognuno, con l’idea che il “protocollo” non potesse mai soddisfare le esigenze dei singoli. Presto gli orizzonti si allargano e arriva la collaborazione con altre realtà nazionali. Infine arrivano i percorsi di autonomia e “La casa per noi”: un progetto di residenzialità rivolto a ragazzi e giovani adulti, in collaborazione con Millepiedi. Per la Giornata Nazionale, Crescere Insieme sarà a Viserba: sabato 7 dalle 16.00 fino alle 21.00 circa e domenica 8 dalle 9 alle 12.30 in piazza Pascoli, ospiti della festa della parrocchia di Viserba Mare.
“Siamo a Viserba perché da due anni abbiamo una nostra sede proprio in questa frazione dove lavoriamo con  una logopedista, e uno psicologo a disposizione dei nostri bambini e ragazzi. –  racconta Riccardo Bianchi, vicepresidente della Onlus – Qui porteremo i nostri Messaggi di Cioccolato”.

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