Il Ponte

“Correre per sperare”: la nuova impresa di Loris

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LORISHa iniziato così, per caso. Spinto da mamma Brigida. Era un giorno anonimo di 31 anni fa. Loris De Paola era a scuola. Frequentava le medie e c’erano i Giochi della Gioventù. “Corri figlio mio, corri”. Mai si sarebbe aspettato che quel pomeriggio all’apparenza uguale a tanti altri, avrebbe marchiato la sua vita in modo indelebile. Perché da quel giorno, Loris, non ha più smesso di far mulinare le sue gambe. Mattino, pomeriggio e sera. Con qualche pausa solo per lavorare all’A&O di Santarcangelo. Del resto la corsa è la metafora più bella della vita. Ci avete mai pensato? C’è una partenza, c’è una strada da percorrere a volte facile e a volte difficile, c’è una sosta, ci sono i compagni di avventura e c’è un traguardo da raggiungere che vi siete prefissati. E poi le lacrime. Di gioia o di amarezza. Di felicità o di dolore.
“Correre per me è tutto, mi dà una sensazione di libertà che difficilmente riesco a trovare in altre situazioni. Quando sono lì so di essere solo. Con i miei pensieri, con le mie preoccupazioni, ma anche con le mie idee. Sapeste quante volte correndo mi vengono in mente le cose da fare! E poi quando corri è il momento migliore per farti un bell’esame di coscienza”.

Nato a Cesena il 12 agosto 1974, Loris oggi vive a Santarcangelo insieme a Roberta e alla loro splendida Nina. Il suo palmares è ricco di gare importanti. Soprattutto sulle lunghe distanze.
“Diciamo che sono arrivato alla maratona un po’ tardi (ride, ndr) visto che la prima l’ho corsa solo nel 2006. Ma da lì ho scoperto un mondo che mi ha affascinato fin da subito e così ho iniziato a mettermi alla prova. Nel 2012 ho preso parte alla mia prima Nove Colli a piedi mentre l’anno successivo ho preso parte alla Sparta-Atene, la più lunga ultramaratona del mondo, 246 chilometri che ho percorso in 35 ore e 30 minuti. Poi ho nuovamente percorso la Nove Colli e sono reduce, un mese fa, dalla Delphi-Platea-Delphi, 215 chilometri che ho percorso in 33 ore e 4 minuti chiudendo al nono posto. E recentissimamente (domenica scorsa) ho fatto la Pistoia-Abetone, non una gara lunga, solo cinquanta chilometri, ma tutti in salita coprendola in cinque ore e 42 minuti”.

Ma nel lungo elenco di imprese ce ne sono anche altre con un grande valore aggiunto.
“Per il mio quarantesimo compleanno volevo regalarmi un’impresa non solo sportiva, ma per la vita e così ho pensato di correre da Papa Bergoglio, a Roma, e portargli il messaggio della Chiesa riminese e di Alberto Marvelli di cui si celebravano i dieci anni dalla beatificazione. Sono partito da Rimini e sono arrivato in Vaticano dopo tre giorni e mezzo che mi sono serviti per correre i 323 chilometri. Con me c’erano i miei amici Matteo Gabrielli e Andrea Martignoni che mi hanno scortato in bici mentre sul camper c’erano Roberta e Gaetano Petrizzo. Incontrare il Papa e consegnargli la maglia di Marvelli è stata un’emozione fortissima”.

Come fortissima è stata l’altra impresa, quella che lo ha portato da Rimini a San Giovanni Rotondo.
“È successo tutto lo scorso anno. Un evento nell’evento perché nel frattempo ho avuto modo di conoscere RiminiAil, l’associazione contro le leucemie-linfomi e mieloma e mi sono detto che potevo correre per dare speranza e sostegno a chi era più sfortunato di me e così è nata «Correre per Sperare». Perché San Giovanni Rotondo? Perché mia mamma, scomparsa proprio per una forma di leucemia, era molto devota al santo di Pietrelcina. Anche qui con me c’erano Matteo, Roberta e Gianluca, doveva esserci anche Gaetano che però ci ha lasciato proprio qualche mese prima”.

Adesso la nuova sfida.
“Domenica 9 luglio partirò da Rimini per arrivare a Viareggio. Correrò per tutti coloro che affrontano la malattia e per le loro famiglie, e per tutti quelli che necessitano di sostegno. La mia speranza, facendo tappe non più lunghe di 40-45 chilometri, è che al mio fianco possano correre tantissime persone. Ci saranno, come sempre, Matteo, Roberta, Gianluca ed Emanuele Scarzelletti, videoperatore. Sarò ospitato nelle case delle famiglie amiche di RiminiAil”.
Perché anche la malattia fa parte di quella meravigliosa avventura che è la vita, di cui la corsa è la metafora perfetta.

Francesco Barone

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