Il Ponte

Compulsivo non è mai un gioco

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La mamma entra nel bar insieme ai due figli. Saluta il ristoratore, ordina una merenda per i bambini e mentre li parcheggia al tavolino, inizia a giocare alla macchinetta videolottery. Il tempo trascorre inesorabile, i due bambini avvertono stanchezza e solitudine, mentre la madre è insensibile ai loro bisogni, fino a quando il pianto finalmente la riporta alla realtà.

Il gioco nella sua deriva patologica devasta il tessuto sociale della comunità, fino a divorare l’esistenza di persone e famiglie. E “produce una cultura che mina gravemente il bene comune e il tentativo di una ripresa economica, – fa notare Paolo Maroncelli del Movimento Slot Mob di Rimini – perché diffonde l’idea che la ricchezza non nasca dal lavoro e dal legame solidale, ma è un regalo capriccioso della «dea fortuna»”.

L’Italia è prima al mondo per denaro speso (spesa/abitanti), seconda (dopo USA) per denaro investito, nona al mondo per perdite: 107 miliardi bruciati nel 2018. In questo quadro nazionale, Rimini offre le sue “pennellate” per nulla artistiche. Nel circondario esistono oltre 1.200 apparecchi attivi. I giocatori patologici sono in continuo aumento, specie tra la popolazione anziana. E con una media di 400 euro pro capite, la provincia si colloca al 12º posto in Italia per spesa al gioco, quarta in regione.

“Il gioco d’azzardo è una malattia che può implicare compromissioni clinicamente significative” mette in guardia il dott. Pier Giovanni Mazzoli, responsabile della U.O.S. Dipendenze Patologiche Fano DDP AV 1 – ASUR Marche. A lui, la Fondazione San Giuseppe si è rivolta per iniziare un percorso di contrasto all’azzardo.

I numeri anche a Rimini denotano il progressivo aumento delle persone prese in carico, o che comunque si sono rivolte occasionalmente alla struttura delle dipendenze patologiche dell’Ausl di Rimini per dipendenze legate espressivamente al gioco d’azzardo: erano 12 nel 2004, sfiorano quota 90 negli ultimi anni.
È un fenomeno, l’azzardo patologico, dal quale non si può più tornare indietro e che anzi può solamente aumentare numeri e problemi?

“Si tratta di una vera e propria dipendenza che spesso porta a gravi conseguenze, prima fra tutte la perdita della dignità della persona oltre alla compromissione dei rapporti familiari, lavorativi e sociali. Una patologia che colpisce sempre più persone.
Per fortuna, però, è anche un disturbo dal quale si può guarire chiedendo aiuto”.

I giocatori sono tutti uguali?
“Chi è affetto dalla patologia o si trova in area di rischio, può essere collocato in tre aree: giocatore sociale, chi gioca occasionalmente; problematico, chi comincia a manifestare segni di patologia; patologico”.

Una dipendenza.
“Il dato anatomico di dipendenza del gioco è identico a quello di dipendenze come tabacco, alcol e droga. Secondo gli studi più recenti, il gioco agirebbe sugli stessi centri su cui agisce la droga”.

Eppure il senso comune non lo percepisce in maniera così negativa.
“Le faccio un esempio. Nelle Marche è stato indetto un corso obbligatorio e a pagamento per gli esercenti, organizzato da agenzie come Confcommercio, associazione tabaccai ed altre. Gli esercenti non avevano alcuna voglia di prendere parte a questi corsi, per i quali dovevano persino sborsare 100 euro.
E parliamo di una categoria che è tra i principali osservatori di questo fenomeno: oltre il 50% della raccolta del gioco passa dalle slot. Parliamo di un incasso da parte del Governo di quasi 10 miliardi, una finanziaria, una raccolta sulla quale insiste molta ipocrisia”.

Alcuni testi affermano di una presunta scientificità del gioco.
“La comunità scientifica è concorde: non c’è alcuna base razionale nel gioco. Piuttosto è governato da un pensiero magico”.

Nella sua lunga esperienza, lei ha incontrato tante figure di giocatori compulsivi.
“Un tecnico che aggiustava le slot era fermamente convinto di poter ingannare le macchinette stesse, bruciando fino a 2.000 euro a sera, mandando in fumo lo stipendio e indebitandosi fino al collo.
C’è persino chi non va in bagno per non perdere l’attimo fatale, quello in cui sicuramente vincerà. Peccato questa attesa si riveli sempre una chimera. E la vincita, nel caso di giocatori patologici, è il dramma maggiore: il giocatore sprofonda sempre più inerte nelle viziose sabbie mobili dell’azzardo”.

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