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Compiti a casa? Baste essere positivi e determinati

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Si comincia a sei anni e si continua fino alla maggiore età e anche oltre: la scuola riempie gran parte dei pensieri e dei dialoghi in famiglia. Ci si domanda come aiutare i figli nel percorso e ci si confronta per trovare le soluzioni più giuste. Come è successo durante l’incontro “Nostro figlio va a scuola: come aiutarlo ad acquisire metodo ed autonomia nello studio?”, secondo appuntamento del ciclo di incontri per genitori organizzati dal Centro per le Famiglie di San Marino in collaborazione con Banca CIS. Una cinquantina di genitori insieme a Silvia Ceccoli, psicoterapeuta e relatrice dell’incontro, hanno avuto l’occasione di riflettere su questi temi perché cavarsela tra compiti, distrazioni, voti e false aspettative non è un compito facile.

Possiamo definire l’inizio della prima elementare un affare di famiglia?
“L’ingresso a scuola rappresenta l’ingresso in una comunità sociale. Qui hanno inizio i processi che renderanno il bambino sempre più autonomo e questo passaggio è vissuto come un grande cambiamento non solo dal bambino, ma da tutta la famiglia. Genera reazioni e sentimenti che ogni componente vive a modo suo ma che rappresentano comunque un vissuto molto importante per tutti”.

Che cosa cambia in particolare nel mondo del bambino?
“Si cominciano a sviluppare le competenze fondamentali e si pongono le basi di autonomia e autostima. Da una parte inizia una fase di sperimentazione e scoperta delle proprie attitudini che porterà all’autonomia, dall’altra il fatto di scoprire e sperimentarsi permette al bambino di capire quello che gli piace e gli riesce meglio, quindi di acquisire quella consapevolezza di sé, che è alla base dell’autostima”.

E quali sono le emozioni in gioco?
“Altrettanto importanti sono gli aspetti affettivi e relazionali che si sviluppano sia coi compagni sia con gli insegnanti. Con i pari il bambino sperimenta dinamiche diverse come collaborazione, alleanze, competizione, gelosie, confronto maschile e femminile, leadership. Attraverso queste dinamiche acquisisce consapevolezze e competenze che poi gli saranno utili per la vita”.

E nel rapporto con i nuovi adulti di riferimento cosa accade?
“Nel rapporto con gli insegnanti il bambino impara a entrare in contatto con l’autorità, le nuove regole, un certo tipo di impegno richiesto, la valutazione, l’attaccamento emotivo che si crea con l’insegnante e che prepara il terreno all’apprendimento ma che è un tipo di affetto sostanzialmente diverso da quello sperimentato a casa”.

Non è facile quindi per un bambino…
“Per un bambino è tutto nuovo: l’ambiente, le abilità da apprendere, gli impegni. La complessità della situazione può comportare difficoltà di adattamento, per cui è fondamentale sostenere il bambino all’inizio, per poi lasciare, col tempo, che si organizzi in modo sempre più autonomo, che sappia attingere all’esperienza farsi opinioni e metterle in pratica, padroneggi abilità fondamentali di lettura, calcolo, etc.”.

Cosa può fare quindi un genitore per aiutare suo figlio nel modo giusto?
“Sostenerlo emotivamente e affiancarlo per favorire l’inserimento nel contesto, cercando di coltivare un’idea positiva e trasmettendola al bambino. Occorre tollerare eventuali difficoltà di adattamento, pur facendo attenzione a coglierle. E soprattutto non cedere alla preoccupazione diventando intrusivi e volendo sapere troppo”.

Fare domande su come è andata e cosa ha fatto a scuola quindi è sbagliato?
“Non è sbagliato informarsi ma non bisogna diventare ossessivi insistendo a voler sapere tutto. Spesso i bambini non raccontano granché a casa perché non ricordano cosa è successo o magari non lo ricordano in quel momento preciso: non c’è da preoccuparsi perché la preoccupazione non aiuta, anzi crea apprensione”.

Altri consigli per genitori alle prese con l’inserimento a scuola?
“Non focalizzarsi troppo sul rendimento, ma cercare di capire il percorso del bambino: è importante valutare l’impegno, il miglioramento e non solo il risultato, altrimenti si rischia di generare un’ansia da prestazione che incide sul rendimento. Poi, favorire l’acquisizione di una sempre maggiore autonomia nello studio per permettere al bambino di conoscersi e capire le proprie attitudini”.

Veniamo alla nota dolente: i compiti. Come aiutarli ad acquisire un metodo?
“È essenziale definire e concordare modi e tempi di studio. Per quanto riguarda i tempi, è importante far capire al bambino che lo studio è un dovere, viene prima degli svaghi. È utile impostare insieme, fin da subito, delle regole tenendo presente che più la scansione del tempo è regolare e costante più entra nella routine, e si evita di dover negoziare ogni giorno modo e tempi come se fosse una lotta. E poi è importante che ci sia un luogo adatto, uno spazio personale dedicato e lontano dalle distrazioni per favorire la concentrazione.

<+nero>Meglio affiancarli nei compiti o lasciarli sbagliare?
<+testo_band>“Di solito sono le maestre stesse a insegnare il metodo di studio a scuola, ma come genitori si può agire sul modo di lavorare quotidianamente. La cosa migliore è lasciar lavorare il bambino e affiancarlo o ascoltare la lezione solo dopo avergli lasciato un tempo di rapporto personale con i suoi compiti.
La cosa importante è che il bambino sappia che il genitore è presente, ma questo non significa stargli sempre accanto perché l’obiettivo è arrivare ad avere un rapporto personale con i compiti. Quindi aspettare che abbia finito per controllare il compito o ascoltare ma non spiegare: il genitore deve rimanere genitore e non diventare l’insegnante, il bambino non deve confondere i ruoli”.

<+nero>Ognuno ha il suo ruolo insomma. Ma genitori e insegnanti possono collaborare…
<+testo_band>“Penso che rispetto e coordinamento siano essenziali per un’azione educativa efficace. Genitori e insegnanti devono riconoscere e rispettare reciprocamente il ruolo dell’altro. Possono esserci dubbi o critiche, ma è importante che vengano gestiti nel rispetto e non davanti al bambino perché si corre il rischio di svalutare il ruolo dell’insegnante facendo perdere autorevolezza e minando la fiducia del bambino e la relazione tra bambino e insegnante, che è necessaria per l’apprendimento. Quindi bisogna prestare Attenzione a questo aspetto: lo scambio di opinioni deve avvenire nel rispetto reciproco, in modo che il bambino capisca che ci può essere collaborazione tra persone differenti e che tutti lavorano per lo stesso obiettivo”.

<+nero>E come sostenerli emotivamente?
<+testo_band>“Osservarlo sempre con attenzione ma senza apprensione, Mostrarsi sempre interessati a quello che accade a scuola ed essere pronti all’ascolto, informarsi senza insistere, trasmettere fiducia nelle sue capacità, evitare di confrontarlo con fratelli o compagni di classe. Piuttosto, se ci sono delle lacune nelle abilità fondamentali, confrontarsi con l’insegnante e prevedere un aiuto esterno”.

Una cosa su tutte da ricordare?
“Il genitore deve avere consapevolezza di sé e di quello che è stato il suo rapporto con la scuola per non confondere aspettative e aspirazioni proprie e dei figli. Si può cominciare chiedendosi che studenti si è stati, qual è stata la propria esperienza con insegnanti e compagni. Se il genitore ha un’idea positiva si supera serenamente l’inserimento, se è preoccupato il bambino fa più fatica ad adattarsi. Allo stesso modo, rispetto ai voti si rischia di condizionare i ragazzi facendo riferimento alle proprie aspettative, dimenticando che invece l’importante è dare il massimo.
In conclusione, i figli hanno bisogno di sentire nel genitore una presenza positiva ma nello stesso tempo determinata nel porre confini e regole entro cui muoversi”.

Romina Balducci

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