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Cipriani, un riminese con i mille

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Torna Ariminum, la rivista bimestrale di storia, arte e cultura del territorio di Rimini, distribuita gratuitamente a tutti gli abbonati de ilPonte. E lo fa aprendo il 2019 con una novità. Il primo numero dell’anno (in uscita il 21 febbraio), infatti, porta con sé la notizia di un importante passaggio di testimone: Manlio Masini, fondatore e direttore della rivista per ben 25 anni, ha deciso di ammainare le vele della direzione, per continuare a seguire la propria creatura come collaboratore. Al suo posto, al timone arriva una duplice guida: Alessandro Giovanardi, direttore responsabile affiancato da Andrea Montemaggi come co-direttore.

Nel presentare il primo numero della nuova gestione si segnala proprio un articolo di quest’ultimo. Montemaggi firma un racconto dedicato alle vicende del riminese Amilcare Cipriani: rivoluzionario, tra le tante lotte contro le classi dominanti e le monarchie Cipriani annovera anche la spedizione con i Mille al fianco di Giuseppe Garibaldi. Considerato disertore viene arrestato, e dopo una lunga e dura prigionia (durata ben 16 anni) ottiene la scarcerazione: il suo ritorno a Rimini è raccontato dai giornali dell’epoca come trionfante, da eroe combattente per la libertà.
Di seguito, un estratto dell’articolo di Andrea Montemaggi.

Amilcare Cipriani a Rimini

“È difficile ora ripensare al carisma, al fascino e all’ascendente che ebbe Amilcare Cipriani sul finire dell’Ottocento sulle masse non solo romagnole ma anche nazionali: simbolo di socialisti rivoluzionari, sindacalisti, repubblicani e anarchici per la sua lotta contro la monarchia e le classi dominanti in Italia, Alessandro Mussolini diede come secondo nome al figlio Benito proprio Amilcare.
Il legame tra Cipriani e Rimini fu davvero ambivalente: luogo dell’infanzia e degli affetti familiari ma anche di prigionia e persecuzioni, città da cui fuggire, per ritornarci ed essere imprigionato, in cui rientrare trionfante per poi andarsene nuovamente.

Cipriani nacque in realtà ad Anzio nel 1844, dove suo padre Felice, riminese, si era trasferito, ma poi crebbe nella nostra città fino a quando a 15 anni, allo scoppio della Seconda Guerra d’Indipendenza, si arruolò nell’esercito sardo combattendo a San Martino e guadagnandosi sul campo la promozione a caporale.
Non si hanno notizie di visite di Cipriani a Rimini fino al 1881: aveva nel frattempo trascorso 22 anni intensi di vicende, come disertore per partecipare alla spedizione dei Mille, garibaldino all’Aspromonte, rivoluzionario in Grecia, delegato alla I Internazionale, esploratore in Egitto nella spedizione Miani alla ricerca delle sorgenti del Nilo, combattente con Garibaldi nella Terza Guerra d’Indipendenza, di nuovo rivoltoso a Creta, fondatore di società operaie in Egitto, fotografo a Londra grazie a Mazzini, marito di Adolphine Rouet morta poco dopo aver dato alla luce una figlia che ritroverà fortunosamente solo nel 1908, comunardo a Parigi nel 1871, galeotto in Nuova Caledonia fino al 1880, anarchico in Svizzera…
Quando volle tornare a Rimini per salutare il padre morente fu immediatamente arrestato, senza poter rivedere per l’ultima volta il genitore: come emerge dalle pagine del suo diario, Cipriani ebbe per circa 15 giorni una durissima ‘ospitalità’ nella sua città e in particolare in quella Rocca che ora è in procinto di diventare Museo Fellini.

Fu poi trasferito a Milano, dove l’accusa di cospirazione cadde: si attendeva la libertà ed invece fu condotto ad Ancona, accusato di aver ucciso un uomo quando era in Egitto 14 anni prima. Le garanzie per la difesa furono minime (conobbe l’imputazione solo cinque giorni prima dell’inizio del processo) e fu condannato, nonostante la prescrizione del reato, a 25 anni di carcere duro da scontare nel penitenziario di Porto Longone, ora Porto Azzurro, nell’Isola d’Elba.
Questa volta la Romagna insorse contro la sentenza: si svolsero manifestazioni e per ottenere la liberazione di Cipriani l’avvocato riminese Caio Renzetti costituì un comitato, a cui parteciparono, tra gli altri, Filippo Turati, Andrea Costa, Aurelio Saffi e Giosuè Carducci; la figura di Cipriani riusciva sorprendentemente a riunire repubblicani, socialisti, anarchici e radicali i quali concordemente ritenevano politica la condanna.
Fu eletto deputato nelle elezioni del 1886 sia nel collegio di Forlì che nel collegio di Ravenna, ma l’elezione fu annullata.

Nell’occasione i carcerieri se possibile furono ancora più duri: «Durante una perquisizione il Simon [capo delle guardie] andò sulle furie, chiamò tutti gli sgherri che mi trattennero, mi violentarono, mi piegarono, mi imprigionarono nelle loro braccia e mi incatenarono. Incatenato il maledetto Simon mi svillaneggiò chiamandomi omicida. Io mi lasciai incatenare al muro e mi sdraiai in terra per più giorni a pane ed acqua».
Ciò nonostante rifiutò sempre di chiedere la grazia e allora Giuseppe Zanardelli, appena divenuto Guardasigilli nel governo Depretis e considerando ‘un’enormità’ la sentenza di condanna, nel 1888 ottenne un atto di clemenza che liberò Cipriani dalla prigionia: aveva 44 anni di cui 16 trascorsi in veri e propri lager che nulla avevano da invidiare a quelli nazisti.

Il ritorno a Rimini

Il viaggio di ritorno a Rimini fu trionfale:
La Stampa (allora ancora Gazzetta Piemontese) così riportò il viaggio il 29 luglio 1888: «Diamo le seguenti notizie sui ricevimenti fatti in Romagna dai suoi correligionari politici ad Amilcare Cipriani. Questi, come si sa, partiva da Milano la sera di sabato diretto a Bologna. Durante il viaggio fu festeggiato a Parma, alla cui stazione lo attendeva un nucleo di lavoratori… [A Bologna] altri amici erano venuti di Romagna ad incontrarlo e gli fu offerto un banchetto di 37 coperti… Partì alla volta di Rimini. Lungo il viaggio ebbe dimostrazioni entusiastiche alle stazioni di Castel S.Pietro, Imola, Castel Bolognese, Faenza, Forlì, Forlimpopoli, Cesena… ed alle stazioni di minor importanza. A Rimini i ricevimenti erano stati preparati e organizzati dalle Associazioni. Il treno entrava sotto la tettoia alle 4,40. La banda municipale, concessa dal Comune, intuona l’inno di Garibaldi fra gli applausi e le grida di Viva Cipriani! Una folla enorme attornia il vagone, tanto che a stento gli amici di Cipriani riescono a farlo discendere e ad aprirgli un varco per condurlo nella sala d’aspetto. Fuori della stazione stanno schierate le Associazioni riminesi… All’apparire di Cipriani scoppia un immenso applauso e si udirono le solite grida: Viva Amilcare Cipriani! Viva il colonnello della Comune! Viva il martire socialista! ecc., ecc. Precede la banda cittadina colla bandiera comunarda rossa filettata di nero e con nastri neri. Il corteo si muove o la folla s’ingrossa enormemente. La circolazione delle carrozze è impedita. L’avanzarsi anche lentamente è difficile. Nonostante gli sforzi degli amici che lo attorniano, Cipriani è sospinto. Le musiche e le fanfare intonano gli Inni. Il corteo percorre le vie principali in mezzo alla acclamazioni entusiastiche della moltitudine. Giunto in via Teatini, Amilcare Cipriani sale all’abitazione del fratello Alceste ed è costretto a presentarsi alla finestra accompagnato da Carpesani e da Cima. Il Cipriani ringraziava sorridendo.

Egli volle riveder subito la sorella. L’incontro fu commoventissimo. Allora fu di nuovo intuonato l’inno di Garibaldi; al grido di Viva Cipriani si sciolse il corteo al quale presero parte non meno di 5000 persone. Nessun apparato di forza. Ordine perfetto… Fu notato che la locomotiva del treno che conduceva Cipriani portava il nome di libertas»”.

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