Il Ponte

Cinque comunità per una parrocchia

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Le prime timide esperienze di vita comune fra i sacerdoti a Coriano sono iniziate nel 2001. Dopo aver sperimentato varie formule giuridiche e di vita pastorale, oggi i due parroci “in solido” hanno costituito l’Unità pastorale che da Coriano si estende fino a Cerasolo, passando per Ospedaletto, Mulazzano e Passano.
Don Fiorenzo, moderatore, e don Stefano sono il cuore di questa esperienza.

“Don Fiorenzo ed io – precisa don Stefano Sargolini – siamo i parroci in solido dell’Unità pastorale, ma la nostra fraternità sacerdotale si estende, in qualche modo, a tutta la Zona pastorale. Con noi, a pranzo, si ritrovano sempre anche i preti di Monte Colombo e Montescudo e don Davide di Sant’Andrea in Besanigo. Anche al mercoledì mattina ci ritroviamo insieme per la preghiera e per condividere la riflessione sulla Parola di Dio domenicale”.

Potremmo definirla una fraternità sacerdotale a due marce: quella dell’Unità e quella della Zona…
“In un certo senso sì, ma le due marce si armonizzano molto bene e sentiamo che il motore marcia allegro e rende in velocità”.

Data la tua passione per le moto l’immagine rende. Ma veniamo nei dettagli della vostra Unità: quali sono le parrocchie e le chiese affidate alla vostra cura pastorale?
“Più che di parrocchie e di chiese noi preferiamo parlare di comunità ecclesiali. Si tratta di quelle Comunità che si radunano mettendo al centro l’Eucaristia, intorno alla quale si sviluppa poi la vita di fraternità e l’impegno di carità. La parrocchia rimane, ma più come modello giuridico, di fronte alle istituzioni pubbliche, che come modello ecclesiale. Non so se risulta sufficientemente chiaro il nostro concetto. Così abbiamo le Comunità di Passano, di Coriano, di Ospedaletto, di Cerasolo e di Mulazzano. Abbiamo anche Vecciano, ma non strutturata come comunità, ma come luogo in cui celebrare la messa domenicale per facilitare la partecipazione a qualche persona sparsa nella campagna”.

Ma una Comunità così pensata esige una vostra presenza assidua. Riuscite a garantire continuità e presenza ovunque?
“Distinguiamo i ruoli: per quanto riguarda il ruolo specifico del sacerdote, cioè la celebrazione dell’Eucaristia, l’amministrazione della Misericordia, il rapporto personale con la gente, contiamo anche sulla collaborazione di don Davide, parroco a Sant’Andrea, e don Serafino, sacerdote in pensione e residente qui a Coriano. Per la gestione e l’animazione ordinaria delle singole Comunità ci sono referenti in ognuna di esse”.

Per referenti intendi dire collaboratori?
“Qualcosa di più di collaboratori; direi piuttosto dei responsabili, poiché nella Chiesa ogni battezzato deve sentirsi responsabile del cammino di tutti, mediante una fattiva collaborazione. Così in ogni Comunità, intesa come sopra, abbiamo uno o due responsabili che si rapportano sempre con noi preti e che costituiscono un primo nucleo di partecipazione di tutta l’Unità. A Cerasolo c’è il diacono Giancarlo con l’aiuto di Claudio e di alcuni altri laici; a Mulazzano c’è il diacono Ennio con Ulisse; di Passano si occupa il candidato diacono Luca con Laura; a Ospedaletto ci sono due laici, Cesare e Giovanni, mentre a Coriano abbiamo il diacono Elio con l’accolito Giuseppe”.

Mi sembra di leggere San Paolo, quando, fondata una comunità, vi metteva a capo un suo collaboratore responsabile.
“Senza troppe pretese, vorremmo che le nostre comunità si modellassero sulla comunità degli Atti, con l’Eucaristia, la preghiera e la carità a fare da collante della fraternità”.

Dall’ideale al reale: voi riuscite a seguire tutte le comunità, a fare gli incontri e le attività di pastorale ordinaria?
“Per la formazione, noi preti riuniamo gli Operatori pastorali di tutte le comunità per gli orientamenti comuni, mentre i responsabili di ogni comunità organizzano in loco la vita e le attività dei vari settori della pastorale: i catechisti, gli accompagnatori battesimali, i ministri istituiti, i messaggeri e così via. In tal modo c’è lavoro per tutti e rispetto della crescita di ciascuno”.

E don Davide, svolge anche lui il ruolo di vostro collaboratore?
“La collaborazione di don Davide, come quella di don Serafino, per noi è fondamentale e indispensabile. In particolare don Davide segue principalmente la comunità di Passano, soprattutto per la messa domenicale, mentre don Serafino, in mobilità domenicale presso le altre comunità, ci garantisce la messa feriale a Coriano”.

Quali possono essere i capisaldi per costruire una simile comunità, per realizzare una vera Unità?
“Partiamo da noi preti, coinvolgendo anche i diaconi. Prima di fare pastorale, noi preti dobbiamo saper vivere la fraternità, un sincero legame di amicizia. E questa amicizia si costruisce col vivere insieme, pregare insieme, lavorare insieme. L’unità deve prima di tutto entrare nella testa di noi preti. Con la gente l’unità è tutta da costruire. Per troppi secoli abbiamo costruito delle comunità, più sulle regole che sui valori, illudendo noi stessi. Adesso è necessario tornare allo spirito originario degli Atti”.

La comunità degli Atti è un po’ lontana nel tempo. Come è possibile riprodurla nel presente?
“Ci vorrà del tempo, ma questa, secondo me, è l’unica via per la quale ci chiama il Signore, manifestata anche nella riduzione notevole del numero dei preti. Quello che a noi piacerebbe realizzare, e stiamo camminando per questa via, è una vita di fraternità in canonica, non solo fra noi preti, ma anche coi laici, con esperienza di vita comune, con una fraternità non solo predicata, ma anche vissuta”.

Dall’ideale al reale: avete in essere momenti comuni per tutte le Comunità? Strumenti di collegamento e di comunicazione?
“Prima di realizzare momenti comuni, ci preme di realizzare vere comunità ecclesiali. Dopo, tutto diventerà possibile e realizzabile. Tuttavia qualche momento comunitario l’abbiamo già sperimentato, come la festa del Corpus Domini, la Via Crucis del venerdì santo, l’atto penitenziale delle Ceneri ed un primo cenno di Veglia pasquale.
Per quanto riguarda gli strumenti di comunicazione abbiamo un giornalino periodico, già avviato prima di questa esperienza, L’Arca, che cerca di raccontare la vita di tutte le comunità: ogni comunità infatti ha una propria pagina da gestire. Ultimamente è nata anche la pagina facebook della Zona pastorale”.

Abbiamo parlato di responsabilità dei laici e di collaborazione: oltre ai referenti delle varie comunità come viene sollecitata la partecipazione di tutti?
“Ci sono momenti a cui tutti sono invitati a partecipare. Ci sono i momenti formativi per tutti gli Operatori  di tutte le comunità e c’è un Consiglio pastorale, formato dai rappresentanti di ogni comunità, che indica le linee su cui camminare insieme. A noi sembra un buon progetto, ma il cammino è lungo e poniamo le speranze nelle giovani generazioni”.

Egidio Brigliadori

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