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Chiesa e media: dall’informazione alla comunicazione

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“Ringrazio la stampa locale per il suo lavoro e spero che, oltre all’informazione, ci sia grande spazio per la comunicazione”. Si affida all’immagine dell’iceberg, il Vescovo di Rimini, per definire il ruolo della comunicazione e del suo rapporto ad esempio con la realtà della Chiesa riminese: per due terzi l’iceberg è sommerso, ma il terzo che emerge dall’acqua va raccontato in tutte le sue sfaccettature. Monsignor Francesco Lambiasi ha affidato questa suggestione a giornalisti e operatori della comunicazione in occasione della Festa del loro patrono San Francesco di Sales.
Dopo qualche anno di sospensione dell’iniziativa, il Vescovo ha ritenuto opportuno riproporre l’incontro con gli operatori di tv, radio, siti d’informazione e giornali, ridisegnandone lo spirito, il profilo e il metodo. Ne è nato un incontro, preceduto da una riflessione che il pastore della Chiesa riminese ha inviato a tutti, utile spunto per una riflessione comune.

Quale immagine di Chiesa vorrebbe consegnare oggi agli operatori della comunicazione?
“Citando un profetico cardinal Joseph Ratzinger, oggi la chiesa è un piccolo gregge. Grazie a Dio la fede non è imposta ma proposta. A noi sta proporre il Gesù simpatico di don Oreste Benzi: spesso ci sono fraintendimenti sulla persona di Cristo.
La Chiesa è il popolo di Dio. Non una piramide al cui vertice c’è il Papa (come nel vecchio catechismo) ma una immagine rovesciata, dove il Papa è al servizio della Chiesa. Una Chiesa ospedale da campo, – l’immagine è di papa Francesco – una Chiesa sempre da riformare, secondo la profezia di Ratzinger. Una Chiesa della carità.
Auspico il passaggio da una chiesa clericale a una chiesa sempre più collegiale. Da maschile a umana in senso integrale (più spazio alle donne), da statica a missionaria, sempre in uscita. Da Chiesa della informazione a Chiesa della comunicazione, che trasmette una notizia con il ricevente sempre al centro.
Mi sembra ci sia un cammino in atto.
Come Chiesa locale siamo un po’ in ritardo sui social: vorrei il sito della Diocesi più vivace. Rimini, però, è una delle poche diocesi che può vantare un settimanale cattolico, una radio, una tv e un sito quotidiano d’informazione. Quando lo dissi a papa Benedetto XVI, una settimana prima della sua rinuncia, ebbe un sobbalzo e disse: «che bello»”.

Parliamo di attualità, vescovo Francesco
“Una buona comunicazione non può non essere attenta al presente in corso e va costantemente aggiornata. In fondo è vero che la cronaca è la prima bozza della storia. Le sfide che la comunicazione oggi deve affrontare riguardano due fenomeni interconnessi: quello del dialogo con l’Islàm e quello delle migrazioni forzate dalla guerra, dalla fame, dalla dittatura, dalla persecuzione religiosa. A volte questi due aspetti sono interconnessi: molti migranti arrivano dal mondo musulmano. Su questi aspetti auspico una comunicazione attenta, senza pregiudizi e rispettosa delle persone”.

Quale immagine di Chiesa a suo giudizio si riflette nella cronaca locale?
“Da parte nostra dobbiamo evitare i rischi di eventuali «cortocircuiti» e malintesi, dobbiamo essere il più possibile comprensibili e fluidi, e fornire una informazione sufficiente perché i comunicatori sappiano ricavarne la notizia.
Auspico che della vita della Chiesa si possa raccontare di più, come è successo – ad esempio – nel caso di suor Laura Pagliani, una ragazza arrivata a Rimini per studiare moda e diventata suora di clausura. Lo stesso trattamento non è stato invece riservato al convegno sul perdono organizzato domenica scorsa dalla Papa Giovanni XXIII: il cristiano che perdona è un martire nel senso etimologico del termine: è un testimone. La cultura del perdono – di cui il cristianesimo è il vertice – ribalta il senso comune: è la vittoria del bene sul male”.

Paolo Guiducci