Il Ponte

Caro il mio taxi driver riminese!

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Se si parte dall’aeroporto Fellini in taxi ci vogliono 46 euro per andare a Bellaria, 60 euro per Cesenatico e 55 euro per la Repubblica di San Marino. Quasi la tariffa di un volo low cost. Questi i calcoli di TRE che mette a confronto i prezzi dei taxi riminesi con quelli di altre gettonate mete turistiche. E il risultato non è proprio lusinghiero.

Chi tocca i taxi spesso “muore”, ovviamente in senso metaforico, perché è scontata l’opposizione della categoria a qualsiasi cambiamento. Ci hanno provato tanti sindaci e quasi sempre ne sono usciti scottati, con risultati spesso mediocri, quando non nulli. Eppure non è difficile notare come a causa di tariffe non proprio economiche in Italia, l’uso di questo mezzo di mobilità urbana, che aiuterebbe molto
a ridurre la circolazione delle auto private, sia molto ridotto rispetto a tante altre città d’Europa.
Secondo l’ultimo Rapporto UBS (banca svizzera) Prices and Earnings 2015 (prezzi e guadagni 2015) una corsa diurna in taxi di 5 chilometri all’interno del perimetro urbano costa (al cambio 1 dollaro=0,92 €): 13,1 euro a Roma; 15,9 euro a Milano; 9,3 euro a Londra; 13,6 a Berlino; 13,8 a Bruxelles; 9,4 a Barcellona; 10,7 a New York e 25,2 euro a Zurigo. Quindi, esclusa quest’ultima città, la più cara in assoluto dopo Oslo, le tariffe taxi delle due maggiori città nazionali sono in tutta evidenza le più care.

Nel Riminese, considerando lo scatto di apertura (quota fissa) di 4,80 euro, la tariffa di 1,30 euro a km, più 0,50 euro per un bagaglio e il diritto di chiamata radio-taxi di 2 euro (entro 3 km), la stessa percorrenza viene a costare 13,80 euro (fonte Comune di Rimini).
Se poi si parte dall’aeroporto “Fellini” ci vogliono 46 euro per andare a Bellaria, 60 euro per Cesenatico e 55 euro per la Repubblica di San Marino. Praticamente si spende tanto quanto un volo aereo low cost (basso costo) comprato con sufficiente anticipo (esempio: un volo Bologna-Berlino per maggio, comprato ad inizio marzo, costa meno di 50 euro).
La categoria non ci sta e sostiene che le tariffe più elevate si devono ai maggiori costi (benzina, assicurazioni, pressione fiscale, ecc.) che graverebbero sui tassisti nazionali.

Qualcuno allora ha provato a calcolare i ricarichi applicati nelle varie città a partire dai rispettivi costi di partenza, tenendo cioè conto delle diverse realtà. Risultato: nelle città italiane del campione (Roma, Milano Torino e Trieste) il ricarico applicato è maggiore della media generale di una percentuale compresa tra il 7 e 10 per cento a Trieste, tra il 14 e il 22 per cento a Milano e tra il 26 e 50 per cento a Roma. La con- clusione è la seguente: il mercato dei taxi italiano è meno concorrenziale che in altri paesi e i tassisti applicano ricarichi sui costi considerevolmente maggiori di quelli esteri.

La concorrenza non è al volante
Per avere maggiore concorrenza, la sola che possa spingere in basso le tariffe del servizio, ci vorrebbero più taxi. Sicuramente il bacino di utenza aumenterebbe, i cittadini prenderebbero di più il mezzo e forse la qualità dell’aria migliorerebbe.
Trovare dati sulla densità dei taxi nelle città non è semplice, ogni comune gestisce le sue licenze, ma nessuno fa le somme, nemmeno l’Istat. Nel comune di Rimini, secondo l’Ufficio preposto, a marzo 2018 risultano rilasciate 71 licenze taxi, che diventano 140 in tutta la provincia. A Riccione se ne registrano 28, a Cattolica 24 e a Bellaria Igea Marina 15. Aggiungendo le 46 licenze NCC provinciali, di cui 12 nel comune di Rimini, cioè quelle con conducente, il totale fa quasi duecento. Da sottolineare che le licenze rilasciate dal Comune di Rimini sono le stesse da venticinque anni, nonostante l’aumento della popolazione.
Dato che ad ogni licenza corrisponde una macchina, questo vuol dire 0,6 taxi per mille abitanti nel Capoluogo e 0,5 in provincia. Un servizio decisamente sottodimensionato rispetto alle altre città italiane ed europee, tenuto conto anche dei flussi turistici. Per fare solo un paio di esempi: mancherebbero, solo nel comune di Rimini, circa 170 taxi per stare al pari di Bologna e addirittura più di 400 per competere con Barcellona. C’è una questione di concorrenza, ma anche di offerta del servizio. Anche qui ci vuole competitività.

Di Angelo: più auto pubbliche per tutti
Quando guidava Confcommercio, si era messo al volante di un progetto taxi. Più taxi per tutti, aumentare le licenze e far crescere una cultura del taxi e spendere meno. Insomma, Alduino ‘Richard’ Di Angelo, lo storico titolare del pub Rose&Crown di viale Regina Elena, intendeva prendere i tre piccioni con la classica fava. Un progetto che si è arenato un po’ per cause “naturali” (D’Angelo ha lasciato la presidenza provinciale di Confcommercio, lasciando il testimone a Gianni Indino), e un po’ per le resistenze di taxisti e associazioni. “Il progetto sui taxi sarebbe stato molto rilevante per il territorio” ne è ancora convinto D’Angelo. Nasceva dall’osservazione di quanto accede all’estero, specie in quella Gran Bretagna che frequenta abitualmente. Aumento delle licenze di taxi, maggiore presenza di taxisti nei luoghi nevralgici delle città, prenotazioni tramite App e biglietti venduti a prezzi accessibili anche da negozi e locali pubblici. Per le tariffe, l’idea era di praticarle a cerchi concentrici: Marina centro-Centro storico 5 euro, più si allarga il cerchio più aumenta il prezzo della corsa. “Si decongestiona il traffico, la viabilità ne guadagna come pure la comodità. – rilancia l’ex presidente Confcommercio – Creare una cultura del taxi necessita di un investimento inziale ma intende aumentare l’utenza e far lavorare i taxisti senza tempi morti tra una corsa e l’altra, come avviene in tante città europee”.

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