Il Ponte

Carli, un coach con molta… Salus

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Nella stagione del grande exploit del basket riminese, con tre promozioni (Rbr, Bellaria e Tigers Villa Verucchio) e una quarta sfiorata di un nulla (Santarcangelo), anche lui ha voluto che si scrivesse il suo nome. Giorgio Carli, 23 anni, riminese della parrocchia di San Girolamo, un passato da “lunghetto” nei Crabs, infatti, ha vinto, alla sua prima esperienza come capo allenatore, il campionato regionale Under 18 con la Salus Bologna.

Carli, innanzitutto tanti complimenti. Vincere non è mai facile, figurarsi all’esordio.
“Grazie mille, ma questo successo è figlio di tante persone. A partire da Luca Ansaloni, un grande uomo prima che un ottimo allenatore. In questa stagione ci siamo scambiati i ruoli: io gli ho fatto da secondo nell’altro gruppo di U18 e lui lo ha fatto a me in questo. I suoi consigli sono stati prezziosissimi. Un grazie sincero inoltre alla società che mi ha affidato questo incarico e naturalmente un abbraccio enorme ai miei ragazzi che sono stati gli autori di questa cavalcata vincente”.
Non le fa un po’ impressione dire «i miei ragazzi» visto che tra voi ci sono pochi anni di differenza?
“Un po’ sì, dai (ride). All’inizio, infatti, non è stato così facile proprio perché mi vedevano quasi come un loro coetaneo e anche io, molto probabilmente, non mi sono posto nel modo migliore. Qui è intervenuto Luca che mi ha appoggiato facendomi capire certe dinamiche, ho cambiato un po’ il mio modo di rapportarmi con loro, loro hanno capito e da quel momento le cose sono cambiate letteralmente. Diciamo che abbiamo imparato a fidarci l’uno degli altri e in poco tempo si è creato un gruppo fantastico. Per dirne una, quando abbiamo capito che c’erano le possibilità di vincere, qualcuno ha lanciato la proposta che in caso di vittoria ci si sarebbe colorati i capelli, e alla fine lo hanno fatto veramente e vedere la loro gioia è stata forse la soddisfazione più grande”.
Una curiosità, ma lei giocava?
“Certo, ho iniziato che avevo sì e no 8 anni per stare insieme ai miei amici. Il mio primo maestro è stato il prof. Rinaldi, è lui che mi ha trasmesso questa passione per il basket, ma soprattutto per l’insegnamento. Ho fatto le giovanili nei Crabs fino all’Under 15, lì ho capito che giocare non mi appassionava così come cercare di costruire l’azione. Quando ho fatto presente questa cosa a Gandolfi, il mio coach, mi ha subito proposto di dargli una mano e così ho iniziato a muovere i primi passi come assistente. Poi, appena ho compiuto 18 anni e ho avuto la possibilità di prendere il patentino, non me la sono fatta fuggire. Un grande grazie lo voglio dire anche a Simone Brugé che attualmente è il secondo di Massimo Bernardi in Rbr e soprattutto a Gordon Firic che mi ha insegnato tanto”.
Scusi, ma perché la Salus Bologna?
“Semplicemente perché ho iniziato l’università, Ignegneria dell’automazione, a Bologna e quindi non avevo più tempo di allenare. Negli anni ho chiesto se qualcuno conosceva qualche realtà e mi hanno suggerito la Salus, ho fatto due chiacchiere con chi di dovere e ho iniziato questa splendida avventura che ci ha portato alla vittoria del regionale”.
E adesso cosa c’è nel suo futuro?
“Faccio come i grandi allenatori (ride nuovamente), lascio da vincitore”.
In che senso?
“Nel senso che il prossimo anno lo voglio dedicare tutto all’università. Mi devo laureare e quindi avrò poco tempo a disposizione. Il basket per me è un hobby, uno splendido hobby, ma pur sempre un passatempo. Poi, come dico sempre, le occasioni ci saranno, a me allenare piace davvero tanto e quindi in futuro, chissà”.
Magari a Rimini.
“Magari, non mi dispiacerebbe. Ma vediamo dove mi porterà il lavoro”.

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