Il Ponte

Cantare insieme è più bello

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“Arte e tecnica della combinazione dei suoni, secondo regole e generi diversi, come espressione culturale”. Questo è la musica. Ma per le persone altro non è che l’accompagnamento alle cose che si fanno durante il giorno. Ciò che scandisce e supporta, tratteggia momenti tristi e felici.
C’è la musica pop, quella che inonda gli schermi delle televisioni e che riempie gli stadi della Penisola; il cantautorato, che riesce ad unire musica e poesia; per non parlare dell’immensa tradizione italiana di classica e opera lirica.
Nonostante questo ruolo centrale nelle nostre vite, però, c’è un genere musicale di cui raramente si parla, che rimane nascosto, ma che rappresenta un mondo di ricchezza del nostro Paese: la musica corale.
Rimini è una delle città che riconosce questa ricchezza: da ben 11 anni, infatti,  è teatro della Rimini International Choral Competition, concorso di musica corale che vede esibirsi cori provenienti non solo dall’Italia e da Europa, ma da tutto il mondo (dal 20 al 24 settembre scorsi l’edizione 2017).
A guidare il tutto, come direttore artistico, è Andrea Angelini, bolognese di nascita e riminese d’adozione che dallo studio del pianoforte ha poi intrapreso una carriera musicale di grande prestigio, fatta di diploma al conservatorio, master e corsi in Italia e all’estero, direzione di cori e organizzazione di eventi e concorsi. Una storia affascinante, che merita di essere raccontata dal diretto protagonista.

Angelini, ci parli un po’ del suo percorso.
“Già da bambino ero appassionato di musica e, nello specifico, di pianoforte. Per questo ho intrapreso un percorso musicale fin da subito, studiando proprio il pianoforte al Liceo Musicale Lettimi di Rimini, per poi continuare e diplomarmi al Conservatorio Frescobaldi di Ferrara. Dopodiché ho proseguito con corsi di perfezionamento e master sia in Italia sia all’estero, parallelamente all’attività corale”.

Perché la musica corale?
“Nasce sempre dalla passione. Mi piace cantare in una realtà corale, e infatti ho fatto parte del Coro Polifonico Carla Amori di Rimini. Negli anni Ottanta, purtroppo, Carla è venuta a mancare e in quell’occasione ho deciso di prendere le redini del coro ed è iniziata la mia esperienza da direttore”.

Un importante percorso. La sua vita, però, non è stata sempre e solo musica.
“No. Oltre alla musica sono sempre stato appassionato di tecnologia e di informatica. Questo mi ha portato, per un periodo della mia vita, ad essere il responsabile del Centro di Elaborazione Dati e del settore Informatica del comune di Savignano sul Rubicone”.

E poi cosa è successo?
“L’attività musicale, sempre più intensa, mi ha portato al punto di dover fare una scelta. Scelta che ho fatto con il cuore, decidendo di dedicarmi completamente alla musica”.

Lei è ed è stato direttore di numerosi cori e concorsi di musica corale. Fra gli altri Rimini Choral Workshop, la Rassegna Corale Voci nei Chiostri, il Concorso Internazionale Marcello Galanti di Mondaino e, soprattutto, la Rimini International Choral Competition, conclusa pochi giorni fa. Come si gestiscono eventi e realtà così complessi?
“In questo tipo di attività faccio molto affidamento sulle mie esperienze passate. Ho partecipato ad altri festival di musica corale, ad esempio come membro della giuria, e questo mi ha permesso di conoscere varie formule valide per portare al pubblico questo tipo di musica. E, così, ho deciso di portarle a Rimini. Inoltre viaggio molto e questo mi permette di avere una valida rete di contatti, molto utile quando devi organizzare eventi di questa portata”.

E il lato più umano? La fatica, il sacrificio?
“Ovviamente è un lavoro complesso, e la responsabilità c’è e si avverte. In questo però non sono da solo, ho validi collaboratori e mi tengo sempre in costante contatto con i gruppi che devono partecipare agli eventi, altra cosa fondamentale in questo tipo di attività e di organizzazione”.

Come risponde la città a questo genere di iniziative?
“Parlando proprio dell’ultima, la Rimini International Choral Competition, ci tengo a dire che sono molto contento dell’appoggio che abbiamo ricevuto dall’amministrazione comunale. Un appoggio molto utile anche a livello economico, visto che un’altra cosa da tenere a mente, nel mettere in piedi eventi del genere, sono i tanti costi. Dall’altro lato, poi, va detto che gli eventi di musica corale sono molto importanti per la città: sono eventi che richiamano partecipanti, e quindi attenzione, da tutto il mondo, e lo fanno in periodi come quello autunnale, non esattamente turistici. Solitamente un concorso come quello della Rimini International Choral Competition può portare anche un migliaio di persone in città, indubbiamente un qualcosa di importante per alberghi, ristoranti e locali”.

Il suo importante rapporto con la musica le ha permesso di raggiungere anche il Santo Padre. Ci racconti.
“Si, ho avuto la possibilità di entrare in contatto con il Papa in due occasioni. La prima volta è stata a Roma nel 2000, in occasione del Giubileo, nel quale ho potuto dirigere un vero e proprio concerto nella Basilica di San Pietro, davanti a Giovanni Paolo II, con la formazione del Coro Polifonico della Provincia di Rimini ‘Alessandro Grandi’. L’altra, invece, risale a pochi mesi fa e ha a che fare con la mia attività di direttore di una rivista”.

Di che si tratta?
“Sono il direttore di ICB – International Choral Bulletin, rivista della Federazione Internazionale di Musica Corale (IFCB). In uno dei numeri più recenti abbiamo pubblicato un articolo dedicato alla Cappella Sistina e ho pensato di inviarne una copia a Papa Francesco, che ci ha risposto positivamente. Anche questa è stata una bella esperienza”.

Sempre rimanendo in ambito religioso, cosa pensa dell’uso della musica durante la liturgia?
“Penso che il servizio musicale durante la liturgia dovrebbe essere un po’ più dignitoso di quello che siamo abituati ad avere. Ho l’impressione che la facilità sia preferita ad altri tipi di musica, come ad esempio i canti gregoriani, che comunque rimangono quelli preferiti dalla Chiesa Cattolica. Attenzione, non sono contro l’utilizzo della musica. Sono contro queste pseudo-canzonette che vanno benissimo per altri contesti di aggregazione, come ad esempio campeggi o comunque momenti di maggiore leggerezza. Durante la liturgia dovrebbe esserci una musica che sia arte, e l’arte dovrebbe elevare al bello. Questo ragionamento viene fatto con l’arte figurativa, i dipinti, e non capisco perché no con la musica”.

In generale, qual è la situazione della musica corale in Italia?
“La musica corale italiana ha un bel reflusso, è molto ben strutturata ed organizzata. In cima alla piramide abbiamo la Federazione Nazionale Italiana delle Associazioni Regionali Corali (FENIARCO), che raccoglie, appunto, tutte le 21 associazioni regionali di musica corale. All’interno di questa, per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, i gruppi sono organizzati nella Associazione Emiliana-Romagnola Cori (AERCO). La musica corale gode di ottima salute anche se i cori, in generale, stanno un po’ invecchiando”.

È così anche a Rimini?
“Si, anche a Rimini abbiamo una buona situazione: ci sono almeno una ventina di cori attivi al momento. La vera differenza con altri Paesi europei è che all’estero la musica corale è insegnata fin da subito ai bambini, e questo permette loro di crescere già con la voce preparata e le tecniche giuste”.

E perché nonostante l’ottima salute, in Italia, realtà così legata alla musica, i cori rimangono in un contesto di nicchia?
“Perché l’Italia è il Paese del canto e dei solisti. Questa tendenza è incompatibile con la realtà e le dinamiche di un gruppo corale. Nel contesto italiano, proprio per la grande attenzione rivolta al solista, cantare in un coro viene considerato un po’ un ripiego, riservato ai cantanti di serie b. Sono però convinto che, vista la bella energia che c’è in questo momento, la musica corale tornerà presto diffusa e competitiva”.
Simone Santini

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