Il Ponte

Burn after reading

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Dopo le nere atmosfere di Non è un paese per vecchi che li ha visti trionfare alla notte degli Oscar 2008 (i premi per il miglior film e la migliore sceneggiatura non originale che si vanno ad aggiungere all’Oscar vinto per la sceneggiatura originale assegnato a Fargo) Joel e Ethan Coen ritrovano la strada del sarcasmo e dell’ironia che aveva già contraddistinto alcune loro opere in passato e chiudono una sorta di trilogia ideale “degli idioti” che comprende Fratello, dove sei? e Prima ti sposo poi ti rovino. Il fatto che il comune denominatore di queste tre pellicole sia George Clooney, non deve far pensare che i Coen abbiano una scarsa considerazione del quoziente intellettivo del celebre attore. Anzi, ne hanno proprio individuato la vena da commediante, trasportandolo in storie dai toni volutamente grotteschi e amplificati, il che ha permesso al bel George di affrontare performance divertenti e spassose. Qui veste i panni di Harry Pfanner, un poliziotto che va a letto con la signora Katie Cox (Tilda Swinton), moglie di Osborne Cox (John Malcovich), agente Cia licenziato su due piedi per la sua tendenza all’alcool e deciso a scrivere le sue memorie di spia. Ma il CD contenente gli scottanti appunti finisce nelle mani di Chad Felheimer (Brad Pitt), vanesio istruttore di palestra con il chewing gum perennemente tra i denti che con la complicità della collega Linda Litzke (Frances Mc Dormand), desiderosa di trovare soldi per un ampio intervento di chirurgia estetica, è intenzionato a ricattare il legittimo proprietario del dischetto. Chad e Linda si rivolgono pure ai russi (nostalgia dei tempi antichi o paura oggettiva di una nuova guerra fredda, vista l’aria che tira?) mentre nel frattempo Linda incontra Harry su un sito per “cuori solitari”. Il bel poliziotto, pure sposato, con l’amante, ma animato da inesauribile sete di sesso, sembra l’uomo giusto per lei.
In questo turbinio di personaggi e intrecci ben congegnato dai brothers, come sempre registi e sceneggiatori, si individuano ossessioni attualissime, dal culto del corpo fino alla paura di essere controllati, in un film assai divertente e con personaggi caricati al punto giusto da risultare irresistibili ed un tocco di immancabile humour nero.
Non dimentichiamo l’apporto di alcuni caratteristi di razza come Richard Jenkins, David Pasche (ve lo ricordate il telefilm Hammer?) e J.K. Simmons, il capo della CIA che alla fine, sconsolato, ammette: “non hanno imparato nulla dal passato”. Mea Culpa sugli errori presenti? Il film può essere preso come giocosa giostra di ridicole situazioni poiché ai Coen interessa soprattutto mostrare uno scacchiere umano mancante di profondità, con lo sguardo maggiormente rivolto alla superficie e ai propri interessi personali.

Paolo Pagliarani

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