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Banda ultralarga tra18 mesi. Sogno o realtà?

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L’Italia non è un paese per… il digitale. E non è una novità. Molto spesso si sente parlare nel dibattito pubblico dello scollamento che c’è tra il “Palazzo”, concepito, evidentemente non a torto, come ancorato ad un sistema organizzativo ormai obsoleto, e il mondo produttivo, le imprese e le aziende che devono contribuire alla crescita collettiva. Basti pensare ai tempi della burocrazia pubblica o della giustizia, e compararli con quelli dell’economia di mercato, della finanza e, per l’appunto, del mondo della Rete, che viaggia a velocità di click e ragiona in prospettiva globale. Due mondi distanti anni luce e poco comunicanti. Ed è l’Italia intera a rimetterci, perché oltre ai freni fisiologici e patologici, alla crescita (tasse, accesso al credito, corruzione, ecc.), si aggiunge quello, silenzioso e poco considerato, della carenza cronica di una cultura della digitalizzazione, adeguata e al passo coi tempi. Per non parlare della banda larga. Non deve sorprendere, dunque, la posizione dell’Italia nel DESI 2017 (Digital Economy and Society Index), l’indice che fotografa la digitalizzazione dell’economia dei vari paesi dell’UE: al 26esimo posto, su un totale di 29. Quasi come una squadra materasso.
Come affrontare, a livello nazionale, questo inaccettabile gap digitale?

Le mosse del Governo
Per far fronte a questo ritardo digitale, cronico e generalizzato, il Governo ha messo in campo quattro diversi Piani Nazionali, ognuno dei quali focalizzato su uno specifico problema da risolvere ma che, insieme, puntano alla crescita della digitalizzazione in tutta Italia. E che rappresentano la mossa italiana di adeguamento all’Agenda Digitale per l’Europa (DAE), il programma dell’UE che si propone di aiutare i cittadini e le imprese europee ad ottenere il massimo dalle tecnologie digitali. Si parla della Strategia per la Crescita Digitale (2014-2020), indirizzato al cittadino e alla pubblica amministrazione, che si propone di incrementare la sicurezza e le infrastrutture digitali, oltre a riorganizzare i database; del Piano Industria 4.0, che vuole dare la possibilità alle imprese di usufruire dei cambiamenti portati dalla quarta rivoluzione industriale, quella dell’automazione e della cibernetica; del Piano per la Scuola Digitale, finalizzata a garantire una maggiore digitalizzazione negli edifici scolastici sia a livello tecnico sia a livello formativo, per educare al digitale. Ultimo, ma non per importanza, il Piano dedicato alla banda Ultralarga.

Arriva la fibra
L’importanza della quarta strategia messa in campo dal Governo è evidenziata dal fatto che proprio su questo argomento si sono sviluppati i due incontri tenuti dalla Camera di Commercio della Romagna, a Forlì e Rimini, nei giorni scorsi. Si parla della Strategia per la Banda Ultralarga (BUL) 2014-2020, approvata dal Governo il 3 marzo del 2015. Ad illustrare nei dettagli il progetto è l’ingegnere Luca Zanetta di Uniontrasporti, intervenuto all’incontro.
“L’obiettivo principale del Piano – spiega Zanetta – è quella di coprire, entro il 2020, l’85% di tutti gli edifici esistenti con la tecnologia necessaria a garantire una velocità di connessione pari o superiore a 100 megabyte al secondo (Mbps) e, allo stesso tempo, assicurare al 100% della popolazione una connettività di almeno 30 Mbps. Con un occhio al 2025: arrivare ad una connettività di almeno 1 Giga”.
Tradotto: fibra per tutti entro il 2020. E si intende proprio tutti: non si parla solo di edifici della pubblica amministrazione o delle aziende più grandi, ma anche di case ed edifici privati.
Ma come realizzare materialmente questo progetto?
“Per raggiungere questo risultato – continua Zanetta – occorre realizzare un piano di cablaggio di tutte le aree bianche (le aree dette ’a fallimento di mercato’, dove gli operatori privati non investono, ndr) del territorio nazionale. A questo scopo, Infratel ha bandito due gare per selezionare un concessionario che realizzi questa rete”.
Ad aggiudicarsi la prima gara è Open Fiber, società partecipata da Enel e dalla Cassa Depositi e Prestiti che diventa così concessionaria, per 20 anni, per la progettazione, costruzione e gestione del cablaggio per la banda ultralarga in 6 Regioni, tra cui l’Emilia Romagna.

Il nostro territorio
Rimini è totalmente interessata da questo progetto. È dell’inizio di quest’anno, infatti, l’accordo siglato tra Regione, Open Fiber e Lepida spa, la società in house della Regione per lo sviluppo telematico, finalizzato a raggiungere con la banda ultralarga il 70% delle abitazioni e delle imprese di dieci comuni emiliano-romagnoli, il tutto per un investimento di 238 milioni di euro. “Nello specifico, per quanto riguarda Rimini – dichiara il City Manager di Open Fiber per Rimini – il piano prevede di cablare 53mila unità immobiliari, per un investimento di 20 milioni di euro. Il tutto entro 18 mesi, a partire da gennaio 2018”.

IMPRESE DIGITALI – RIMINI BATTE ROMAGNA, REGIONE, ITALIA

Italia poco digitalizzata, come già si è analizzato. Restringendo il punto di vista, però, e focalizzando l’attenzione sul nostro territorio, è possibile accorgersi di come la scarsa digitalizzazione, in alcune zone del Paese, venga combattuta colpo su colpo, con ottimi risultati.
Sono infatti ben 1.385 le imprese digitali registrate nell’ambito del sistema imprenditoriale della Romagna (Forlì-Cesena e Rimini). Secondo i dati Infocamere, diffusi ed elaborati dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio della Romagna, negli ultimi 5 anni tra Rimini, Forlì e Cesena le aziende digitali sono aumentate del 15,3%, un numero molto alto se paragonato all’andamento della Regione (12%) e dell’Italia (14,4%). Rimini, addirittura, registra il numero più alto anche dentro il comparto Romagna: +18,6%.
Oltre alle imprese registrate bisogna considerare quelle attive, che nel sistema imprenditoriale della Romagna raggiungono quota 1290 e le localizzazioni (1636) ossia le unità locali di imprese che non hanno “la testa” a Cesena, Forlì e Rimini.

Ma cosa significa esattamente imprese digitali?
Nel comparto Romagna (Forlì-Cesena-Rimini) quasi la metà di tutte le localizzazioni (679), hanno attività nell’elaborazione dati, hosting e portali web, 550 opera nella produzione di software, consulenze informative e attività a queste correlate; 315 operano nel commercio via Internet (il cosiddetto e-commerce) e 92 in altre attività di telecomunicazione.
“Nel nostro Paese e anche nel nostro territorio il numero di imprese digitali è ancora troppo basso per sostenere i livelli di competizione attuali. – le parole di Fabrizio Moretti, Presidente della Camera di Commercio della Romagna (Forlì-Cesena e Rimini) – Il settore, però, sta recuperando e ha grandi potenzialità di sviluppo. Il nostro sistema imprenditoriale ha bisogno di digitalizzazione e per questo è importante sostenere l’infrastrutturazione e innalzare la cultura e le competenze digitali. Le Camere di Commercio sono impegnate fortemente nel favorire la diffusione, la conoscenza e l’utilizzo delle nuove tecnologie”. Moretti si è poi espresso anche sul tema della banda ultralarga. “La banda ultralarga è una risorsa fondamentale su cui poggia la competitività non solo delle nostre imprese, ma di tutto il nostro paese. Queste risorse, le tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni, non modernizzano solo, ma rivoluzionano totalmente il modus operandi del lavoro delle imprese e del loro rapporto con enti e amministrazioni”.
Focus Rimini
Anche ragionando in prospettiva sempre più locale il trend risulta positivo. Le imprese digitali registrate nella provincia di Rimini sono infatti ben 746, cresciute del 18,6% negli utlimi 5 anni. Delle 746 totali, 708 sono attive, mentre 874 sono le localizzazioni. Analizzando da vicino le localizzazioni attive si vede che: 178 operano nel commercio su Internet, 46 in altre attività di telecomunicazione, 256 nella produzione di software e consulenze informative e 394 nell’elaborazione dati, servizi di hosting e portali web.

Simone Santini

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