Il Ponte

“Ambiente: serve… educazione”

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Da quando la 16enne svedese Greta Thunberg, ogni venerdì, ha iniziato a scioperare per convincere il proprio Governo a ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, qualcosa nel mondo è cambiata. Greta, figlia della cantante d’opera Malena Ernman e dell’attore Svante Thunberg, alla quale sono state diagnosticate la sindrome di Asperger e il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, è rimasta impressionata dalle eccezionali ondate di calore e dagli incendi boschivi senza precedenti che hanno colpito il suo paese durante l’estate 2018. Dal 20 agosto, primo giorno di sciopero, in tutto il mondo sono comparsi cartelloni che protestano contro il surriscaldamento globale, contro la plastica nei mari e si sono svolti scioperi da parte degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado. Ma non solo. Ne abbiamo parlato con l’ingegnere Sergio Pesaresi, titolare di Logicagotica, studio di architettura sostenibile e divulgatore sui temi dell’ecologia.
Dottor Pesaresi, l’allarmismo provocato da questo Movimento Fridays for Future è reale oppure è da considerarsi come un fenomeno mediatico?
“Si tratta di tematiche che ormai il 99% degli scenziati trattano e affermano come reali, io lo dico da molto tempo. Ci voleva questa ragazza per sollevare il problema, ma benvenga è ora che i giovani si rendano protagonisti del loro futuro”.
Ma se, come si dice, l’inquinamento è dovuto principalmente ai gas serra, cosa c’entrano le bottigliette di plastica di cui tanto si parla durante le manifestazioni?
“I gas serra rappresentano lo strato che ci protegge dal sole, ma se aumentano troppo, la terra non espelle più il calore che resta intrappolato nell’atmosfera, e da qui i cambiamenti climatici e l’aumento della temperatura media globale. Magari l’Italia batte i denti dal freddo mentre la Siberia sta bruciando”.
Quindi?
“Quindi dobbiamo fare in modo che l’aumento della temperatura resti entro il grado e mezzo, altrimenti lo scioglimento dei ghiacciai e la scomparsa di alcuni laghi, come ad esempio il Lago Ciad, in Africa, che è oggi un decimo di grandezza rispetto al 1965, sarà inevitabile. Stiamo rovinando il nostro pianeta, basti pensare che il 2 agosto di quest’anno avremo già consumato le risorse che la nostra Terra può darci in un anno”.
Tornando alle bottigliette?
“Qui entra in gioco l’economia circolare. Per produrre la plastica utilizziamo il petrolio e per estrarre il petrolio usiamo energia inquinante. Per smaltire la bottiglietta, dopo aver bevuto, usiamo altra energia. È la logica dell’usa e getta che ormai è imperante per ogni aspetto della nostra vita. Secondo l’economia lineare prendiamo la bottiglia di plastica, beviamo, gettiamo la bottiglia e questa diventa rifiuto da smaltire, nell’economia del riciclo uso la bottiglietta cento volte e questo contribuisce ad avere meno rifiuti. Nell’economia circolare uso la bottiglietta, ma non la getto in discarica dove brucia, la riconsegno a chi quel materiale lo trasforma per costruire pneumatici o altri prodotti”.
Quindi secondo lei non basta fare la raccolta differenziata?
“La differenziata è un bel passo avanti, ma non dappertutto viene effettuata e non sempre il singolo è educato per distinguere i prodotti. È necessario un maggior impegno sia da parte dei singoli cittadini sia delle amministrazioni pubbliche. Pensiamo ad esempio al fatto che in mare viene gettata la plastica che poi diviene micro e viene mangiata dai pesci e la ritroviamo nella catena alimentare, oppure all’errore di non smaltire l’umido facendolo diventare compost invece di bruciarlo e creare altre emissioni”.
Insomma, c’è ancora molto da lavorare…
“Sì, e qui entra in gioco l’educazione alle nuove generazioni che deve cominciare dalle scuole dove spesso vado a parlare di questi temi. Bisogna imitare, inoltre, i paesi virtuosi come la Svizzera o la Germania che da tempo hanno adottato misure per utilizzare l’energia sostenibile. La Svizzera si sta impegnando per andare nel 2030 solo ad energia solare, la Costa Rica già utilizza solo energia solare e la Germania è avanti in questo campo. L’energia del sole o del vento è infinita, lo stesso sole che riscalda un’abitazione può riscaldare le altre, non ne servono di più. Non così per i combustibili fossili che oltretutto sono inquinanti”.
Bisognerebbe pensare a questo anche quando si costruiscono o si ristrutturano le abitazioni.
“Certo! Una casa ben costruita si riscalda da sola. Un buon cappotto che la isoli dalle temperature esterne, modalità di riscaldamento ecologiche, un miglior uso e una migliore scelta dei materiali: tutto può contribuire al rendere il nostro mondo più vivibile”.
E soprattutto ad avere la certezza che vi sia un futuro su questo pianeta per le nuove generazioni. I nostri figli, i nostri nipoti. L’eredità che noi lasciamo loro.
Silvia Ambrosini

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