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Alberto Casadei – Talento Innato

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Un giovane di 30 anni, jeans e sneakers ai piedi e il fidato strumento sempre al fianco. È l’immagine fresca di Alberto Casadei, riminese, primo violoncello alla Filarmonica di Rotterdam, una delle più prestigiose del mondo, con concerti in cinque continenti. Figlio d’arte, il padre Claudio è anch’esso violoncellista noto e affermato nel panorama musicale nazionale. Il suo rapporto con la musica nasce a casa, quando a 2 anni prese in mano il primo violoncello, un po’ per gioco. “A quell’età lì non pensi, mi sono ritrovato tra le mani questo strumento che poi è diventato il mio. Infatti, non ho mai pensato di suonare qualcos’altro”, racconta Alberto. Poi, a 3 anni e mezzo cominciarono le prime lezioni alla “cattedra” del padre e a 5 anni arriva il primo riconoscimento, partecipa il Concorso Nazionale conseguendo il Primo Premio Assoluto. Si diploma al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale, a 18 anni. È vincitore di numerosi Concorsi Nazionali e Internazionali, gira l’Europa per arricchire la sua formazione e poi la vittoria del concorso per primo violoncello a Rotterdam, dove vive con sua moglie, il soprano Cathy-Di Zhang, da qualche mese.

Alberto Casadei si trova a Rimini sì per le vacanze e per incontrare amici e parenti ma anche per lavorare a un progetto nuovo che coinvolge artisti locali, e anche perché l’11 agosto suonerà alla Pieve Romanica di Santarcangelo. E, il 26 novembre, tornerà per uno dei “Concerti della domenica” in cartellone nella rassegna della Sagra Musicale Malatestiana. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare del suo rapporto con la città, la musica e tutto il resto…

Alberto, ci diamo del tu?
“Certo”

Hai cominciato a suonare il violoncello tra le mura di casa, e poi il Conservatorio a Pesaro. Poi hai cominciato a girare il mondo, ma possiamo dire che la tua primissima formazione è italiana…
“Sì, in Italia ho fatto gli studi del conservatorio e le specializzazioni in accademie italiane molto importanti: Fiesole, a Bergamo, a Cremona, a Imola. I miei studi, però, gli ho proseguiti a Londra. Avevo 23 anni anni quando sono andati via e da allora non ho più vissuto in Italia”.

Qual è lo stato della formazione in Italia? Tu che hai fatto un pezzo importante della tua formazione all’estero e che hai girato mezzo mondo per lavoro puoi avere un parere abbastanza completo, in merito.
“Purtroppo in Italia puoi fare solo il conservatorio, ma non puoi fare i master oppure un diploma avanzato, in generale questi blocchi di formazione
grossi, perché non ci sono le strutture. C’è Santa Cecilia a Roma, ma poco altro”.

Rimini, invece, sulla formazione come la vedi?
“Rimini ha il Liceo musicale pareggiato (Lettimi, ndr) che è come un conservatorio. Sono delle scuole che ti preparano alle prime esperienze positive in musica, per poi pensare di andare a studiare all’estero, nelle grandi accademie. Accademie che sono importanti non solo per la formazione ma anche per nuovi contatti e opportunità”.

È difficile avere dei contatti, altrimenti?
“I contatti che si possono creare in Italia, non sono abbastanza per pensare ad una carriera internazionale. Specialmente in un campo come la musica classica è importante poter far esperienze all’estero, conoscere nuove culture e visioni dell’arte”.

È una questione di gusti del pubblico, secondo te?
“Ma, è una questione più legata a chi organizza gli eventi. I problemi sono diversi, anche nei conservatori: il livello di preparazione di molti insegnati è inadeguato agli standard internazionali. Mentre ci sarebbero persone molto meritevoli, taliani di alto livello che potrebbero insegnare nei conservatori e che invece restano fuori per questioni burocratiche”.

Sono molti gli italiani bravi che fanno musica all’estero?
“Quelli bravi, sono quasi tutti fuori”.

Giovani musicisti lamentano la difficoltà di accedere ad alti livelli. Cosa ti senti di dire ai ragazzi, che con impegno, ci stanno provando?
“Fermo restando il talento, che in un campo come l’arte è fondamentale. Chi ha talento deve avere la mentalità aperta e andare all’estero, in accademie importanti con insegnanti di alto livello. Soprattutto la creatività e l’innovazione sono chiave fondamentale per il futuro dell’arte. I giovani d’oggi devono usare i loro talento, non solo per mantenere le tradizioni, ma per creare anche il nuovo, necessario per il futuro dell’arte”.

Anche pochi gli investimenti nella cultura, in Italia…
“Si è vero, ma è anche vero che accade così in tutto il mondo. Quando c’è da tagliare è lì che si va, alla cultura. Problemi economici ci sono un po’ dappertutto, soprattutto nei paesi europei. In Italia, però, ci sono sperperi da parte di diversi enti teatrali e concertistici. È un sistema che necessita di un cambiamento”.

Italia a parte, qual è il tuo rapporto con Rimini?
“Il mio rapporto con Rimini è bellissimo perché è una città nella quale mi fa sempre piacere ritornare. Qui, ho gli amici e la famiglia. È la mia terra, ci sono molto legato e mi piace tornare soprattutto d’estate. D’estate qui è bellissimo”.

Ti è mai venuta l’idea di fare qualcosa di bello a Rimini? Che porti la tua firma musicale, intendo…
“Già faccio, mi relaziono con musicisti di qui che organizzano molte cose e io sono sempre contendo e disponibile alla collaborazione. A Rimini, inoltre, sta crescendo un progetto di composizioni mie, insieme a mia moglie che è una cantante, pensate in stile moderno, con commistioni di elettronica. Sto pensando a qualcosa di più semplice all’ascolto, più d’impatto”.

Raccontaci qualcosa di più.
“Il progetto che sto realizzando si chiama Insanity ed è tutto realizzato con artisti e persone di Rimini, è puramente riminese. Mi servirò dell’inventiva e il talento di persone del luogo. Top secret sui nomi. Una sorpresa”.

In generale, in Italia c’è una discografia di questo tipo di musica ma è più per pianoforte. Penso a Einaudi, per il tuo strumento poco…
“Sì, per il mio strumento poco, perché il pianoforte è uno degli strumenti più conosciuti. Il mio obiettivo è quello di portare il violoncello ad essere visto e compreso come uno strumento attuale con il quale si possano realizzare delle composizioni che possano attrarre il pubblico giovane. Non voglio chiamarlo un progetto commerciale, lo voglio chiamare un’apertura al grande pubblico con una certa qualità musicale”.

Bello. Quanto ti trattieni in Italia?
“Sarò in Italia sino alla fine d’agosto. Una masterclass dal 7 al 10 agosto al Lettimi a Rimini. Un concerto nella Pieve Romanica di Santarcangelo, l’11 agosto. Poi torno a novembre per il concerto della Sagra Musicale Malatestiana”.

Ciao Alberto e grazie della disponibilità. Goditi le vacanze.
“Che vacanze. È un’estate bella ma intensa, non riesco a riposarmi…”.

Angela De Rubeis

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