Il Ponte

Al Fuoco

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Finalmente dopo tanti anni l’ho capito. Se un comitato o associazione o privato che dir si voglia chiama il suo evento per la festa di San Giuseppe «focheraccia», il suo vicino la chiamerà a sua volta «fogheraccia». Poi arriva quello che fa la citazione felliniana e chiama la sua «fogaraccia». E poi arriva quello che dice che il nome vero sarebbe «focarina». E poi c’è quello che conosce la filologia dialettale e dice che il nome originale sarebbe «fugaraza». Fino all’ultimo della lista che, per non saper né leggere né scrivere, fa un bel volantino con scritto «siete tutti invitati al fuoco di San Giuseppe». Il valore propiziatorio dell’iniziativa non sta quindi tanto nel salutare l’inverno che se ne va – o almeno se ne dovrebbe andare che poi le stagioni tanto fanno come gli pare a loro – bruciando rami, scarti di potature e altro materiale legnoso (poi ti chiedi come mai c’é sempre quel falò con quello strano fumo lontano da occhi indiscreti, ma meglio non indagare). Il valore sta, per l’appunto, nel non chiamare quella cosa che si fa per San Giuseppe nello stesso modo degli altri. E allora, comunque lo/la chiamiate, buona primavera a tutti.

Il Caffè Scorretto di Maurizio Ceccarini

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