Il Ponte

Da 60 anni i giovani al Centro Una storia di bene alla riminese

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Tutto è nato da una donazione. Operata sessant’anni fa da una famiglia riminesissima alla città e al territorio.
per dare vita ad un luogo per l’attività dei giovani.
Il Centro “Sergio Zavatta” nato nel lontano 1959, soffia su sessanta candeline apposte su una torta che sarà dolce per un’intera stagione. Oggi come allora, i giovani, quelli che si sono formati, sono cresciuti e hanno imparato un mestiere nelle aule di via Valturio, sono il filo conduttore del Centro Zavatta.
Oggi è un’istituzione della città, radicato nel tessuto e conosciuto da tutti. Perché il centro è diventato “un marchio di formazione nel sociale”, assicura Vittorio Betti, che dello “Zavatta” è presidente dal 2015.

È una istituzione ma in realtà molti riminesi ancora non capiscono bene la sua valenza. Forse perché abbraccia tanti ambiti.
“Il Centro Zavatta si occupa di tante cose. Certamente la formazione professionale, sia per i più giovani che escono dalle medie, che per gli adulti, è il cuore della nostra attività, ma non l’unica. Non manca ad esempio l’attività socio-assistenziale, grazie ai centri socio occupazionali sparsi nella città, per persone che hanno una disabilità”.

Quale caratteristiche ha il vostro servizio?
“Tutto quello che facciamo è un intervento a sostegno dell’inserimento lavorativo. Abbiamo al centro la persona e il lavoro per tutti. Lavoro che negli anni si può perdere per mille motivi: una difficoltà temporanea, una disavventura, un deficit. Ecco, per noi è fondamentale dare una possibilità a tutti, sostenendo il lavoro delle persone e l’inserimento”.

Lo Zavatta ha superato i decenni, i cambiamenti e le crisi e si è trasformato sempre al passo con i tempi. Qual è il segreto?
“La differenza l’hanno fatta e la fanno ancora le persone che operano e che sono sempre riuscite a fornire una risposta adeguata ai destinatari dei vari progetti, un’offerta molto amopia e rivolta ad una vasta platea”.

Il Centro nasce nel 1959. Anche la sua apparizione è un po’ avvolta nel mistero.
“Ci chiamiamo Centro Zavatta perché la nostra storia nasce da una famiglia riminese che nel 1959 per onorare la memoria del figlio Sergio ha destinato parte della loro proprietà immobiliare alle ACLI di Rimini per l’attività dei giovani – forse più per un asilo, per l’attività dei bambini. Poi il vescovo dell’epoca, Monsignor Emilio Biancheri, suggerì che per i giovani forse era meglio orientarsi ad un’attività formativa e al lavoro. Costituire e far funzionare un centro di addestramento professionale per i giovani. Da questa liberalità nasce – quasi come una profezia – la storia del Centro Zavatta”.

I giovani restano al centro dell’attenzione dello Zavatta ma negli anni molte cose sono cambiate.
“Sessant’anni fa il centro Zavatta era un’associazione, oggi abbiamo due soggetti giuridici (un’associazione e una fondazione), lavoriamo con tutta la rete degli Enaip dell’Emilia Romagna”.

Nel 2002, il Centro Zavatta si divide in due realtà. Perché questa scelta?
“La Onlus viene trasformata in due entità distinte: la Fondazione En.A.I.P. Sergio Zavatta e l’Associazione Sergio Zavatta Onlus. Una trasformazione voluta dalle Acli di Rimini e dalla Diocesi di Rimini, ancora una volta ispiratrici e protagoniste della storia di questa realtà. Fondazione e Associazione operano, seppur nello spirito comune, su fronti diversi. Da una parte la Fondazione che porta avanti l’attività di formazione al lavoro di giovani e adulti in tutti i settori delle attività produttive e del terziario operando, allo stesso tempo, da centro servizi per l’orientamento.
Il fronte sul quale si muove l’associazione Zavatta, invece, è quello dei giovani, del disagio e dell’inclusione sociale. La realtà (anch’essa voluta da Acli e Diocesi di Rimini) nasce nel tentativo di dare risposte puntuali alle richieste del territorio”.

Sono già cominciati i festeggiamenti per il sessantesimo. Come pensate di continuarli?
“Una festa per tutti coloro che quotidianamente svolgono la loro attività al centro, è stata realizzata a Sant’Aquilina.
I soggetti di questa festa rappresentano un aspetto decisivo di quest’opera: se oggi il centro esiste, è grazie alle tante persone che lo fanno sia per lavoro, ma anche per vocazione. E quindi abbiamo cominciato festeggiando tutti assieme, dipendenti e collaboratori a Sant’Aquilina, in un nostro centro, con una cena e un momento conviviale serale, a cui hanno partecipato un centinaio di persone.
I festeggiamenti proseguiranno per il resto del 2019, soprattutto nella seconda parte dell’anno, e saranno aperti anche alla città. Sono ancora in via di definizione, ma abbiamo già in mente almeno due appuntamenti.
Il primo è l’ormai conosciuta e attesa mostra di ceramica annuale, che quest’anno sarà però anticipata rispetto alla tradizionale data di novembre. La mostra di ceramica è prevista nelle prime due settimane di ottobre, a questa si aggiungerà contemporaneamente una mostra fotografica in cui saranno esposte immagini d’archivio del passato.
Il secondo appuntamento, probabilmente a novembre (ma la certezza non è ancora matematica, lasciamo un po’ di suspance), sarà un momento per la città.
Desideriamo che sia un momento aperto a chiunque voglia conoscere o riscoprire il centro, con anche un «ricordo e un ringraziamento per chi è passato da noi»”.
(a cura di S. Rossini e P. Guiducci)

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