Il Ponte

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suor Rosemary

 

Quando chiedi all’«eroe dell’anno» secondo l’emittente americana CNN (e inserita da Time Magazine tra le cento personalità più influenti del mondo nel 2014) da dove tragga la forza con la quale si oppone all’esercito LRA e riscatta le “bambine soldato”, non ha esitazioni: “Da Dio, dalla preghiera e dalla mia comunità che mi incoraggia. Ah sì, anche dal caffè!”.
Sorride, dietro i grandi occhiali che le incorniciano il volto. E mentre lo fa, suor Rosemary Nyirumbe mostra orgogliosa una borsa fatta da linguette di lattine intrecciate con strisce di tessuto. Alcune star di Hollywood hanno sborsato anche migliaia di euro per averla, ma il suo vero valore non sta nei materiali di scarto utilizzati per realizzarla né nel design etnico da portare a spasso.
Dietro ogni cucitura c’è una storia. Lacrime e sorrisi, inferno e rinascita, orrore e riscatto. La storia delle oltre duemila donne salvate dalla suora attraverso l’educazione e il lavoro; bambine e ragazze che hanno subito stupri, violenze, mutilazioni, soprusi da parte del LRA, l’Esercito di Resistenza del Signore.
L’ugandese suor Rosemary dirige l’istituto Santa Monica a Gulu. Ma non immagina neppure la sorte toccata a tante studentesse, finite nelle maglie del LRA, la sanguinaria milizia che dal 1986, animata da una miscela di misticismo tradizionale africano, nazionalismo Acholi e fondamentalismo cristiano, devasta nord Uganda, Sud Sudan, Congo e Repubblica Centrafricana. È tra le organizzazioni terroristiche più pericolose al mondo; ha sulla coscienza 30.000 morti, 100.000 minori schiavizzati, oltre 2 milioni di profughi.

La maggior parte delle vittime sono donne. Donne vendute come bottini di guerra e poi addestrate da soldati e costrette a distruggere i loro villaggi e uccidere parenti, amici e vicini di casa. È la drammatica esperienza a cui è andata incontro Sharon. Suor Rosemary prova a forzare il muro di silenzio e disperazione. “Vuoi dirmi cosa è successo quando vivevi nella foresta?”. “Non posso, non mi perdoneresti mai”. “Perché avresti bisogno del mio perdono?”. “Perché mi hanno fatto uccidere mia sorella”, risponde con un filo di voce Sharon.
La religiosa ha raccontato questo e tanti altri incontri nel libro Rosemary Nyirumbe. Cucire la speranza. La donna che ridà dignità alle bambine soldato (EMI). Il coraggio e l’azione di suor Rosemary prima di arrivare al Meeting (“Cucire la speranza”), hanno aperto occhi e cuore alla folla accorsa in piazza a Viserba per “I lunedì” organizzati dalla parrocchia. Si racconta, suor Rosemary: “Così nessuno ha la scusa per dire «non sapevo nulla di ciò che succede in Uganda»”. Anche a chilometri di distanza dall’Africa si può sostenere la speranza e il riscatto. “Tutti devono fare qualcosa – rilancia la suora – perché non possono ancora esistere certe situazioni. Bisogna prevenire tali crimini, il passato è passato ma c’è un futuro di speranza. Lo dico sempre alle mie ragazze per aiutarle a non sentirsi vittime ma vittoriose”.
Minacce di agguati e attentati non l’hanno frenata. E continua ad accogliere madri, donne incinte, bambine soldatesse, adolescenti sequestrate poi fuggite o liberate. In migliaia hanno bussato alla porta del suo Istituto, e a tutte è stato aperto. Tra loro anche una delle 60 mogli del terribile Kony, il folle capo del LRA. A tutte suor Rosemary garantisce: “Venite qui, a Santa Monica c’è posto per quante vogliono cominciare a vivere. Venite come siete, nessuno vi giudica”.
E per tutte c’è aiuto, beni di prima necessità e soprattutto la speranza di una rinascita, personale e sociale. Alle ragazze viene insegnato a cucinare, a leggere, a cucire. “Io stessa ho imparato ago e filo per insegnarlo alle ragazze”, spiega suor Rosemary. I materiali di scarto diventano borsette oggi vendute come artigianato di lusso. Le donne ricuciono l’esistenza spezzata e la trasformano in una meraviglia.

Paolo Guiducci

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