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“Maestri e il Tempo”: simboli, radici e destini. Racconti di donna

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Il presidente di Fondazione Carim Massimo Pasquinelli e il curatore della rassegna Alessandro Giovanardi

Il presidente di Fondazione Carim Massimo Pasquinelli e il curatore della rassegna Alessandro Giovanardi

“Racconti di donna” narrati da celebri studiose nel campo delle arti figurative e del pensiero e figure femminili “ritratte” da importanti intellettuali. Sono le due facce della medaglia di “Racconti di donna: simboli, radici, destini”, la VI edizione della rassegna “I Maestri e il Tempo”, nove appuntamenti di arte e cultura a cadenza settimanale (venerdì alle 17.30, ingresso libero) sino al 13 maggio, promossi dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini con il patrocinio dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna. Un appuntamento “atteso dalla cittadinanza che lo ha sempre seguito con appassionato interesse. – afferma Massimo Pasquinelli, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini – Sia perché, fedele alla vocazione del nostro Istituto, «I Maestri e il Tempo» rappresenta una continua riscoperta del patrimonio storico-artistico comune, sia perché ha saputo illustrarlo in una più ampia prospettiva nazionale e internazionale. Quest’anno, dedicato a temi e percorsi di ricerca al femminile, avrà una particolare attenzione verso la cultura figurativa e filosofica contemporanea: si parlerà perciò di cinema, moda, fotografia, psicologia”.
Rimini al centro della cultura
Curatore de “I Maestri e il Tempo” è lo storico e critico d’arte Alessandro Giovanardi. “Gran parte degli appuntamenti – rivela – è dedicata alle «radici» profonde della città, che uniscono Rimini e l’Emilia-Romagna alla grande cultura europea e mondiale: è così per i linguaggi enigmatici e metaforici che legano la nostra arte sacra, dal Medioevo al Barocco, ai grandi temi filosofici universali, è così soprattutto per le nostre eccellenze storiche ed estetiche, dal Tempio Malatestiano a Guido Cagnacci, da René Gruau a Federico Fellini”.
L’esordio della rassegna è affidato, venerdì 26 febbraio, al prof. Pier Giorgio Pasini. Lo storico dell’arte riminese regalerà una lectio magistralis dedicata a Cagnacci e all’universo femminile. A partire dai tesori noti e segreti della città, al centro della rassegna ci saranno due lezioni di ampio respiro: la prima (venerdì 4 marzo) ha per protagonista Monika Bulaj, una voce nobile e altissima del giornalismo e della fotografia europea, ricercatrice delle più fascinose civiltà sacrali minacciate di estinzione anche in luoghi a noi geograficamente prossimi. “Dove gli Dèi si parlano” è il titolo del suo intervento. La Bulaj sarà anche protagonista (5-6 marzo) di un workshop di fotografia, curato da Niki Vasini.
La seconda lezione (giovedì 21 aprile), la terrà la sofisticata orientalista Grazia Marchianò, dedicata alla figura di uno dei più profondi pensatori dell’Italia del secondo Novecento, Elémire Zolla (di cui è anche moglie), il quale ha lasciato anche pagine molto suggestive sul Tempio Malatestiano, capace di schiudere la nostra cultura a universi simbolici e spirituali prima impensati.
L’11 marzo, lo storico dell’arte Alessandro Giovanardi proporrà “La tela di Aracne e i fili della Vergine. Simboli e arcani della pittura sacra”, mentre il 18 marzo, la filosofa Elena Filippi parlerà di «Concordia discorsi»: il Tempio Malatestiano di Rimini crocevia di Umanesimi”. “La città della Madri. Figure e archetipi del femminile in Federico Fellini” è il tema sul quale interverrà (1 aprile) lo psicologo Donato Piegari mentre la scrittrice Sabina Foschini, l’8 aprile, si soffermerà su “René Gruau”, un riminese alla corte di Dior. Il disegno di moda e la grafica del fascino”. Il 6 maggio, il critico d’arte Massimo Pulini porterà il discorso sul “Disegno di una breve vita. Elisabetta Sirani e Ginevra Cantofoli”. A chiudere il ciclo (13 maggio) è stata chiamata la storica e critica d’arte Maria Virginia Cardi con “Lorenzo Bartolini nel laboratorio culturale della Firenze ottocentesca. Note sulle eredità riminesi”.
Un quadro da ammirare, un palazzo da vivere
Accompagna le conferenze l’esposizione del San Giovannino di Guido Cagnacci, opera normalmente non visibile al pubblico: “rendiamo partecipe la cittadinanza di un piccolo tesoro riminese – rilancia Pasquinelli – e sottolineare il nostro impegno nella promozione culturale della comunità”. La tela, realizzata tra il 1637 e il 1640, fu acquistata dalla Fondazione nel 2003 ed esposta al pubblico durante la mostra di Castel Sismondo “Seicento inquieto” (2004). La Fondazione, rivela Giovanardi, sta lavorando anche “per rendere visitabile Palazzo Buonadrata, palazzo storico del 6/700, edificio privato ma a disposizione del territorio, magari in collaborazione con associazioni come il Fai e altre ancora”.
Paolo Guiducci

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